Crostoli a 40 euro al chilo, triestino furibondo denuncia: “Così diventa roba da ricchi, tipo diamanti”
A portare all’attenzione il caso è un giovanissimo triestino, che ha segnalato un prezzo definito eccessivo: crostoli venduti a oltre 40 euro al chilo. Una cifra che, nel periodo clou del Carnevale, ha subito acceso commenti e reazioni, toccando uno dei dolci simbolo della tradizione legata alla festa.
Un dolce popolare al centro del dibattito
I crostoli, nella memoria collettiva, rappresentano semplicità, convivialità e tradizione familiare. Profumo di fritto, zucchero a velo, vassoi condivisi: un’immagine che richiama accessibilità e festa popolare. Per questo, un prezzo percepito come così alto genera sorpresa e diventa tema di confronto, andando oltre il semplice dato commerciale.
La protesta: “così diventano un lusso”
Nella segnalazione si parla apertamente di “roba da ricchi”, espressione che riassume il malcontento. Il timore è che un prodotto simbolo del Carnevale finisca, almeno nella percezione, in una fascia di consumo meno popolare. Quando il costo si allontana dall’idea tradizionale associata a questo dolce, la reazione diventa immediata.
Tra mercato e identità
Il caso riporta al centro il rapporto tra tradizione e prezzi. Ingredienti, lavorazioni e costi di gestione incidono, ma sul piano emotivo prevale il valore simbolico. Il crostolo non è visto solo come un prodotto, ma come parte dell’identità festiva cittadina. È per questo che il prezzo diventa argomento pubblico, ben oltre il singolo acquisto.
Carnevale e accessibilità
La discussione evidenzia quanto i dolci tipici siano legati alla dimensione popolare delle ricorrenze. La preoccupazione espressa è che si rischi di allontanare un simbolo della festa dalla quotidianità delle famiglie. Un tema che tocca non solo il portafoglio, ma anche il modo in cui una comunità vive le proprie tradizioni.