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Giorno della memoria a Trieste, Dipiazza alla Risiera: “Qui inciso il dolore, memoria è responsabilità”

Luca Marsi·
Giorno della memoria a Trieste, Dipiazza alla Risiera: “Qui inciso il dolore, memoria è responsabilità”

Nel cuore di Trieste, nel luogo più simbolico e drammatico della sua storia, la Risiera di San Sabba, si è celebrato il Giorno della memoria con l’intervento del sindaco Roberto Dipiazza, davanti a familiari delle vittime, autorità politiche, militari e civili e alla cittadinanza. La Risiera, ha ricordato il primo cittadino, “non è un semplice monumento”, ma l’unica testimonianza diretta in Italia di un campo di concentramento dotato di forno crematorio, un luogo in cui resta inciso “il dolore e la memoria di migliaia di vite spezzate”.

Shoah e nazifascismo, una ferita che impone vigilanza nel presente
Il sindaco ha richiamato con forza l’orrore del nazifascismo e della Shoah, definita “la più atroce persecuzione della storia moderna”, citando l’ammonimento di Primo Levi: “è avvenuto, quindi può accadere di nuovo”. Proprio questa consapevolezza, ha sottolineato, rende la memoria non un gesto rivolto al passato, ma una responsabilità del presente, un impegno civile che interpella ogni coscienza.

La condanna della città e la responsabilità storica di Trieste
A nome dell’intera comunità, Dipiazza ha rinnovato una “ferma e inequivocabile condanna” di quegli eventi e dei loro responsabili. Trieste, ha detto, porta su di sé una responsabilità storica unica e dolorosa, una “vergogna” che ha segnato profondamente la città e colpito in modo devastante la comunità ebraica. Ma quella ferita, nella coscienza civile triestina, si è trasformata nel tempo in un impegno irreversibile per la tolleranza, il rispetto e il vivere insieme.

Memoria e giovani, il ponte da costruire con le nuove generazioni
La memoria storica, ha rimarcato il sindaco, non è retorica ma “dovere civile e morale”, un ponte da rafforzare soprattutto con i giovani. È fondamentale che le nuove generazioni comprendano la gravità di ciò che è stato, non solo per onorare le vittime, ma per riconoscere e contrastare nel presente intolleranza, odio e discriminazione. In quest’ottica si inserisce il calendario di iniziative promosso dal Comune, con il contributo della curatrice Anna Krekic, e il proseguimento del progetto delle pietre d’inciampo, segni concreti che riportano i nomi delle vittime nelle strade della città.

Senza più testimoni diretti, cresce il dovere della città
Con il passare degli anni, ha osservato Dipiazza, i testimoni diretti di quell’epoca buia stanno scomparendo. Le loro voci si fanno sempre più rare, ma cresce la responsabilità di chi resta: raccoglierne l’eredità e trasmetterla, affinché la memoria continui a parlare al presente, soprattutto in un tempo segnato da conflitti, instabilità e nuove tensioni internazionali.

Democrazia, diritti umani e pace: valori da difendere ogni giorno
Gli orrori del passato impongono di non abbassare la guardia e di difendere ogni giorno i valori della democrazia, della libertà e del rispetto dei diritti umani. La pace, ha ricordato il sindaco, non è mai scontata: va costruita e custodita con impegno costante. In questo contesto, la presenza viva della Comunità ebraica di Trieste è testimonianza di resilienza, forza e valore della diversità culturale.

Omaggio a tutte le vittime e l’impegno “Mai più”
Nel Giorno della memoria, l’omaggio è andato a tutte le vittime: agli ebrei, agli oppositori politici, alle persone omosessuali, ai Rom, ai Sinti e a tutti coloro che furono perseguitati per la loro fede, le loro idee o la loro stessa esistenza. Mantenere vivo il ricordo, ha concluso Dipiazza, è l’unico modo per garantire un futuro di pace, rispetto e democrazia, con un messaggio netto: “Mai più. Viva le Libertà. Viva la Pace.”

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