martedì 28 luglio 2026
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Eventi

«Pandemia opportunità per il giornalismo per riscoprire il suo ruolo di fact-checker di fronte a disinformazione dilagante»

Luca Marsi·
Il Festival del giornalismo Link in Piazza Unità d’Italia è stata occasione di un serrato dibattito sul
futuro del giornalismo dopo il grande sconvolgimento causato dall’epidemia di Covid-19. A
confrontarsi sono stati Lucia Annunziata (conduttrice di Mezz’ora in più su Rai 3 ed ex direttrice di
HuffPost), Corrado Formigli (conduttore di PiazzaPulita su LA7) e Simona Sala (direttrice di Rai
Radio 1), mentre era assente per motivi famigliari il direttore de La Stampa Massimo Giannini.
La Annunziata ha sottolineato il progressivo declino della carta stampata e la contemporanea
crescita dei giornali online: “Tra 20 anni o poco più la carta stampata sarà un bene puramente
residuale e gran parte dell’informazione viaggerà online” ha sottolineato la conduttrice, ricordando
il successo di HuffPost, testata puramente online sotto la sua direzione. “Gli editori italiani sono tra
i più conservatori che io conosca: sono fortemente legati alla carta stampata, credendo che essa
nobiliti il giornalismo. Ma il giornalismo non esiste per essere nobile e gli editori dovranno fare i
conti con questa realtà”.
Parlando della televisione, Formigli ha sottolineato come anche questo mezzo sia stato colpito
duramente dalla crisi del Covid, soprattutto a causa del calo della pubblicità dovuto al lockdown.
Allo stesso tempo, però, la televisione ha acquisito un’importanza fondamentale nel raccontare la
gravità della crisi sanitaria: “Io penso che il nostro servizio sulle terapie intensive di Cremona di
marzo abbia avuto un impatto importante in un periodo in cui molti ancora ritenevano che il questa
malattia fosse poco più che un’influenza. L’inchiesta, oltre che dai nostri telespettatori, è stata vista
da più di sei milioni di persone online”. Sullo stesso tema, Simona Sala ha ricordato lo scalpore
creato da un servizio del TG1 (di cui lei era vice-direttrice) che documentava la situazione critica in
cui versavano gli infermieri italiani nei momenti più bui della pandemia.
La direttrice di Rai Radio 1 ha poi affrontato il grande cambiamenti affrontati dalla radio nei mesi
della quarantena: “La radio ha inizialmente perso ascoltatori, principalmente a causa dello stop alla
circolazione delle auto. Poi però c’è stata una vera e propria riconquista del rapporto con gli
ascoltatori: trasmissioni importanti come Radio anch’io, ma anche quelle più leggere come Un
giorno da pecora sono riuscite a riconnettere l’ascoltatore con la realtà della pandemia, anche
perché i giornalisti stessi si trovavano in quarantena.
Gli ospiti hanno concluso affermando che la pandemia può rappresentare un’opportunità per il
giornalismo per riscoprire il suo ruolo di fact-checker di fronte alla disinformazione dilagante. A
delle condizioni però: “Il giornalismo deve intuire lo spirito dei tempi” parlando di questioni che
interessino realmente i cittadini, mentre “le dichiarazioni dei politici interessano poco alla gente”;
inoltre, conclude Formigli, “i giornalisti devono essere contrattualizzati e pagati: la precarietà
impedisce di combattere efficacemente le fake news”.

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