La guerra negli occhi dei giovani: "La ballata della tromba e della nuvola" al TSS
Il nostro tempo è il momento giusto per riflettere sul significato dell'empatia e dell'amore per il prossimo, nonché sull'esperienza collettiva della seconda guerra mondiale e delle sue conseguenze, che dovrebbero mettere in guardia dal pericolo della ripetizione degli errori del passato. In questo ambito è fondamentale il punto di vista delle giovani generazioni e lo spettacolo che dal 28 novembre al 21 dicembre andrà in scena al Ridotto del Teatro Stabile Sloveno a Trieste parla proprio di questo.
La ballata della tromba e della nuvola è un adattamento dal romanzo omonimo di Ciril Kosmač, la cui opera è diventata un classico della letteratura slovena. La produzione del Mini teater e dell'AGRFT di Lubiana è nata dal desiderio e dalla creatività di un gruppo di giovani artisti, capitanati dal regista Žiga Hren, che con questo spettacolo si presenteranno per la prima volta al pubblico italiano (tutte le repliche saranno sovratitolate in italiano).
Il testo racconta, attraverso il filtro della narrazione di uno scrittore, la scelta di Jernej Temnikar, vecchio contadino della zona di Tolmino, che decide di salvare un gruppo di partigiani con un'azione le cui conseguenze ricadono su di lui e sulla sua famiglia. L'impresa apre la questione delle conseguenze delle azioni eroiche che in quasi tutti i casi coinvolgono anche chi non vi partecipi direttamente.
L'approfondita interpretazione della Ballata di Kosmač è valsa quest'anno al giovane regista Žiga Hren il premio speciale del maggiore festival teatrale sloveno (Borštnikovo srečanje) e l'approvazione della figlia dello scrittore, Nanča Kosmač, custode dell'eredità artistica del padre. I contenuti del romanzo hanno colpito molto il regista anche in relazione alla problematica esperienza del presente che le giovani generazioni devono affrontare. A proposito di quest'opera ha scritto: «La nostra generazione ha sempre vissuto la guerra in modo indiretto e distante. Eppure oggi noi giovani ci troviamo di fronte a una grande incertezza e paura di ciò che accadrà al mondo nei prossimi decenni. Con questo spettacolo ho voluto rendere omaggio a tutte le vittime delle guerre e allo stesso tempo ricordare a me stesso e alla mia generazione che la pace non è mai scontata e che l'ignoranza del passato può inevitabilmente portarci a ripeterlo».
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