Valanga biancaaaaa a San Giacomo, “delivery della cocaina”: maxi operazione antidroga a Trieste

Una vasta operazione della Polizia di Stato ha scosso Trieste nelle prime ore del mattino del 16 dicembre 2025, proseguendo per l’intera giornata e anche quella successiva. L’attività, condotta dalla Squadra Mobile di Trieste, è stata finalizzata all’esecuzione di misure custodiali personali emesse dal G.I.P. del Tribunale di Trieste, oltre che a una serie di decreti di perquisizione personale e locale.
Nel rispetto dei diritti delle persone indagate e della presunzione di innocenza, viene comunicato che l’operazione ha riguardato complessivamente 20 perquisizioni e ha portato a 10 arresti, nell’ambito di un’inchiesta che ipotizza un’organizzazione dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti.
Gli indagati e il contesto: 13 soggetti nel mirino, perquisiti anche 7 terzi
L’attività di polizia è stata diretta dalla Procura della Repubblica di Trieste e ha riguardato 13 soggetti ritenuti, all’esito di articolate investigazioni, responsabili a vario titolo del reato di spaccio in concorso.
I decreti di perquisizione, emessi dal Sostituto Procuratore titolare del fascicolo dott.ssa Ilaria Iozzi, sono stati eseguiti anche nei confronti di ulteriori 7 soggetti, ritenuti allo stato terzi non indagati nel procedimento, ma collegati al gruppo criminale. Tra questi figurano anche due persone dimoranti in provincia di Pordenone.
L’inizio delle indagini: l’aggressione in Campo San Giacomo e la guerra per la piazza
Secondo quanto comunicato, l’inchiesta ha preso avvio nel gennaio 2025, a seguito di un’aggressione avvenuta in Campo San Giacomo tra cittadini kosovari e albanesi.
Gli accertamenti successivi degli investigatori avrebbero chiarito che alla base della lite vi sarebbe stato un regolamento di conti legato alla ripartizione della piazza di spaccio, elemento che avrebbe poi aperto la strada a una ricostruzione più ampia della rete criminale.
La struttura del gruppo: due fratelli al vertice e “ragazzi” reclutati dall’estero
Le indagini della Squadra Mobile avrebbero fatto emergere una “solida organizzazione” con a capo due fratelli di origine kosovara, dimoranti in uno stabile nel rione di San Giacomo.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i due si sarebbero avvalsi di persone reclutate e fatte arrivare appositamente dai loro Paesi di origine, principalmente dal Kosovo, oltre che di altri soggetti conniventi e direttamente coinvolti nell’attività illecita. L’organizzazione, sempre secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe arrivata a soddisfare le richieste di centinaia di clienti al giorno, con migliaia di cessioni documentate nel corso dell’attività.
Il metodo: la “delivery della cocaina” e le consegne su chiamata
Un passaggio particolarmente significativo riguarda lo schema operativo, descritto come ripetuto nel tempo e strutturato quasi come un servizio a domicilio: una sorta di “delivery della cocaina”.
I due fratelli, secondo quanto riferito, ricevevano telefonicamente le richieste e indicavano poi ai soggetti reclutati di volta in volta dove e come effettuare le consegne. Sarebbero stati questi ultimi a provvedere materialmente alla distribuzione della sostanza agli acquirenti.
I fornitori e il salto investigativo: “numerosi elementi di prova”
Nel corso dell’attività investigativa, supportata anche da attività tecnica, gli agenti sarebbero risaliti anche ai soggetti ritenuti fornitori del gruppo, raccogliendo “numerosi elementi di prova” a loro carico.
Un passaggio che, nella logica dell’inchiesta, non si limiterebbe dunque allo spaccio “di strada”, ma allargherebbe la prospettiva ai livelli superiori della catena di approvvigionamento.
I sequestri: quasi 2 kg di cocaina, 16 mila euro e merce rubata come “pagamento”
Durante le indagini sarebbero stati sequestrati quasi 2 chilogrammi di cocaina, oltre a circa 16 mila euro in contanti. Sequestrati anche numerosi capi di abbigliamento e profumi ancora etichettati, indicati come provento di furto, che secondo quanto riferito sarebbero stati utilizzati dai clienti come corrispettivo per l’acquisto della sostanza.
Un dettaglio che dà la misura del contesto operativo ricostruito: non solo denaro, ma anche beni trasformati in “moneta” per alimentare un sistema di compravendita che, secondo gli inquirenti, aveva volumi elevatissimi.
Dieci arresti complessivi: sei in flagranza e quattro con ordinanza
Complessivamente sono dieci le persone ritenute facenti parte del gruppo e arrestate. Nel dettaglio, sei sono state arrestate in flagranza dagli agenti della Sezione Criminalità Diffusa della Squadra Mobile, mentre quattro sono state sottoposte a misura cautelare personale in esecuzione dell’ordinanza dell’Autorità Giudiziaria.
Presunzione di innocenza e indagini in corso: procedimento nella fase preliminare
Viene inoltre precisato che il procedimento penale nei confronti degli indagati è ancora nella fase preliminare e che la responsabilità effettiva sarà valutata nel corso del successivo processo. Per questo motivo non verranno fornite generalità né elementi utili all’identificazione degli indagati.
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