Uno sguardo che racconta Trieste: la città si specchia nelle immagini di Furio Zuliani
La pista di pattinaggio, le luci natalizie e il centro città animato fanno da cornice alla diretta di Trieste Cafe dedicata allo sguardo fotografico su Trieste. Ospite di Martina Vergaro è Furio Zuliani, fotografo che da anni racconta la città attraverso immagini capaci di unire iconografia classica e ricerca del dettaglio nascosto.
Un dialogo che diventa viaggio dentro Trieste, osservata non solo nei suoi luoghi più celebri, ma anche negli angoli meno battuti, quelli che richiedono uno sguardo allenato e una sensibilità capace di andare oltre l’immagine già vista.
Trieste tra simboli e dettagli
Piazza Unità d’Italia, il Castello di Miramare, il Canal Grande sono scorci inevitabili, riconosce Zuliani, ma il lavoro del fotografo nasce proprio dalla necessità di superare l’ovvio. Vicoli, dettagli, giochi di luce e situazioni insolite diventano così protagonisti di una ricerca visiva che restituisce una Trieste più intima e meno scontata.
È da questa attenzione costante che nasce il calendario Trieste 2026, giunto all’undicesima edizione. Un progetto che affonda le radici nel 2015, quando, dopo i primi riscontri sui social, Zuliani decide di dare forma fisica alle sue immagini, trasformandole in un racconto annuale della città.
Il calendario come racconto dell’anno
La realizzazione di un calendario, spiega Zuliani, non è un lavoro stagionale ma un percorso che dura dodici mesi. Seguire la stagionalità significa osservare la città in ogni periodo dell’anno, coglierne le trasformazioni, le atmosfere e le luci che cambiano. Ogni scatto nasce dall’istinto, da una luce improvvisa, da un cielo particolare, da una bora intensa che trasforma il paesaggio urbano.
Emblematica, in questo senso, la scelta della copertina: il tram di Opicina, simbolo atteso e ritrovato, raccontato come elemento identitario profondamente amato dai triestini.
La forza di un’immagine che viaggia lontano
Uno degli scatti più recenti, realizzato durante una giornata di bora particolarmente intensa dal Molo Audace, ha raggiunto oltre 250 mila visualizzazioni. Un risultato che testimonia come le immagini di Trieste riescano a parlare ben oltre i confini cittadini, raggiungendo persone lontane, spesso legate alla città da un filo di nostalgia.
È proprio questo uno degli aspetti più toccanti del lavoro di Zuliani: la capacità delle fotografie di far rivivere Trieste a chi l’ha dovuta lasciare. Messaggi che arrivano dall’Australia o da altri angoli del mondo raccontano di un legame che resiste nel tempo, alimentato da uno scatto.
Dallo smartphone alla mirrorless, un percorso di crescita
Il percorso fotografico di Zuliani nasce dallo smartphone, strumento con cui realizza i primi lavori e persino mostre tematiche. Con il tempo, per esigenze professionali, arriva il passaggio alle mirrorless, oggi utilizzate soprattutto per la fotografia immobiliare e per le strutture ricettive. Un’evoluzione tecnica che non snatura l’approccio originario, basato sull’osservazione e sull’istinto.
Trieste e la fotografia urbana, uno sguardo in evoluzione
Secondo Zuliani, Trieste sta vivendo una crescita costante dell’interesse per la fotografia urbana. Smartphone sempre più performanti e mirrorless accessibili hanno avvicinato molte persone a questa forma di espressione. La città diventa così un laboratorio a cielo aperto, osservato da nuovi occhi e nuove sensibilità.
Uno sguardo al futuro
Il 2026 segnerà un traguardo importante: dieci anni ufficiali di attività. L’idea è quella di celebrare questo percorso con un evento speciale, un momento di incontro reale con chi segue il suo lavoro online. Tra i desideri futuri, anche una mostra condivisa, magari in ambito familiare, per chiudere idealmente un cerchio fatto di passione e trasmissione.
Fotografare prima con gli occhi
Il consiglio che Zuliani offre a chi vuole avvicinarsi alla fotografia è semplice e profondo: iniziare a fotografare anche senza macchina fotografica. Allenare lo sguardo, immaginare l’inquadratura, osservare la città come se ogni momento potesse diventare uno scatto. Solo così, quando l’obiettivo sarà tra le mani, l’immagine sarà già pronta.
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