mercoledì 26 agosto 2026
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Cronaca

Trieste, si rompe il femore in un incidente e cerca i ragazzi che lo hanno soccorso: “Vorrei ringraziarli”

Luca Marsi·
Trieste, si rompe il femore in un incidente e cerca i ragazzi che lo hanno soccorso: “Vorrei ringraziarli”

Un incidente improvviso, la paura, l’arrivo dei soccorsi e poi un pensiero che continua a tornare in mente ogni giorno: ringraziare chi, senza conoscere la persona coinvolta, si è fermato ad aiutare.

Sta facendo rapidamente il giro dei social il messaggio pubblicato da un triestino che ha voluto lanciare un appello pubblico per ritrovare alcuni ragazzi che lo hanno soccorso dopo un incidente avvenuto venerdì 8 maggio, attorno alle 15.20, nella zona dell’Università di Trieste.

Parole semplici, spontanee e cariche di riconoscenza che hanno colpito moltissimi utenti.

“Volevo ringraziare i ragazzi che mi hanno prestato soccorso prima dell’arrivo dell’ambulanza dopo l’incidente che mi ha coinvolto”, scrive nel post.

L’uomo racconta di ricordare poco di quei momenti concitati, ma di avere ben presente la presenza di quei giovani che si sono fermati per aiutarlo mentre attendeva i sanitari.

Secondo quanto riportato nel messaggio, tra loro ci sarebbe stato anche un ragazzo con un motard e altri due o tre giovani che si trovavano a piedi nella zona.

Il tono del post, tra ironia e gratitudine, ha colpito molti triestini.

“Vorrei pagare un giro a questi ragazzi”, scrive ancora, aggiungendo poi una frase che ha strappato sorrisi ma anche empatia: “Così magari mi faccio raccontare come ho fatto a rompermi il femore, che è una settimana che ci penso e non ci vengo fuori!”.

Dietro l’ironia resta però il valore di un gesto semplice ma importante: fermarsi ad aiutare qualcuno in difficoltà.

Il messaggio è diventato rapidamente una piccola fotografia di quella solidarietà spontanea che spesso emerge nei momenti più complicati, quando sconosciuti decidono di non voltarsi dall’altra parte.

E ora il desiderio del protagonista della vicenda è uno soltanto: riuscire a ritrovare quei ragazzi per poterli ringraziare di persona davanti a un caffè o a una birra, lontano dal caos e dalla paura di quel pomeriggio.

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