Trieste razzista? Ramazzina non ci sta: “La città è tutto meno che razzista” (VIDEO)

Trieste non può essere definita una città razzista. È questa la posizione espressa da Riki Ramazzina nel corso della trasmissione speciale dedicata alla movida e agli eventi del fine settimana, intervenendo sul dibattito nato dopo alcune dichiarazioni del presidente dell'ICS Gianfranco Schiavone.
Secondo Ramazzina, la percezione diffusa tra molti cittadini non sarebbe legata a fenomeni di razzismo ma piuttosto a questioni che riguardano la sicurezza urbana e il timore per alcuni episodi che si verificano soprattutto nelle ore serali.
L'imprenditore ha spiegato di vivere quotidianamente il contatto con centinaia di persone attraverso le proprie attività e di non riscontrare atteggiamenti riconducibili al razzismo. Al contrario, ha raccontato di osservare una convivenza normale tra persone provenienti da realtà differenti.
La differenza tra razzismo e paura
Nel suo intervento Ramazzina ha insistito su un concetto preciso: secondo lui si starebbero confondendo due fenomeni diversi.
Da una parte esisterebbe la preoccupazione per episodi che incidono sulla percezione della sicurezza; dall'altra il concetto di razzismo vero e proprio, che a suo giudizio non rappresenterebbe l'identità della città.
L'imprenditore ha sottolineato come nelle palestre e negli ambienti che frequenta quotidianamente convivano persone di diverse nazionalità senza particolari problemi, evidenziando come la realtà che vede ogni giorno sia caratterizzata da rapporti normali e sereni.
Una città cambiata negli ultimi anni
Pur respingendo l'etichetta di città razzista, Ramazzina ha riconosciuto che la situazione urbana sarebbe profondamente cambiata rispetto a decenni fa.
Nel suo intervento ha ricordato gli anni in cui svolgeva attività nel settore della sicurezza privata, sostenendo che oggi Trieste si troverebbe ad affrontare problematiche che in passato sembravano appartenere esclusivamente alle grandi città italiane.
Secondo la sua analisi, il cambiamento riguarderebbe soprattutto il tema della sicurezza e della percezione del rischio da parte dei cittadini.
Il confronto con gli anni Ottanta e Novanta
Ramazzina ha affermato di non vedere un peggioramento sul fronte del razzismo rispetto agli anni Ottanta e Novanta.
Anzi, secondo la sua lettura, il tema non rappresentava allora un elemento centrale del dibattito cittadino e non lo sarebbe nemmeno oggi. La differenza starebbe invece nella maggiore attenzione che l'opinione pubblica dedica ai problemi di ordine urbano e di sicurezza.
Per l'imprenditore il rischio sarebbe quello di interpretare automaticamente come razzismo ogni manifestazione di disagio o preoccupazione espressa dai cittadini.
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