Trieste onora i suoi eroi: consegnate le medaglie d’onore agli internati nei lager nazisti
Trieste ha vissuto questa mattina un momento di intensa emozione civile e di profonda memoria storica. Nella sede della Prefettura, alla presenza delle massime autorità istituzionali, sono state consegnate le Medaglie d’onore ai cittadini italiani, militari e civili, internati nei campi di concentramento nazisti dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943.
L’iniziativa si colloca nell’ambito della ricorrenza del 20 settembre, istituita con la legge n. 6 del 13 gennaio 2025, che commemora la data del 20 settembre 1943: quel giorno il governo tedesco decise di modificare lo status dei prigionieri di guerra italiani in quello di internati militari. Una condizione più dura, che segnò l’inizio di sofferenze inenarrabili.
La cerimonia, intrisa di commozione, ha visto la consegna dei riconoscimenti da parte del Prefetto di Trieste Giuseppe Petronzi, del Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga e del Vicesindaco Serena Tonel, in rappresentanza del Sindaco. Un gesto che ha voluto rendere onore a chi, con coraggio e dignità, rifiutò di piegarsi al nazionalsocialismo e alla Repubblica sociale italiana, pagando con la deportazione, il lavoro coatto e la violenza fisica e morale.
Quest’anno le Medaglie d’onore sono state conferite:
In memoria del sig. Mario Barbazza, internato nel campo di Fallingbostel, in Germania, dal 9 settembre 1943 all’8 maggio 1945. Il riconoscimento è stato ritirato dal nipote Alessandro Tronchin insieme alla figlia Paola Barbazza.
In memoria del sig. Gaetano Rizzo, internato nei campi di Wolfsberg e Kapfenberg, in Austria, dal 7 ottobre 1943 al 5 maggio 1945. La medaglia è stata consegnata al figlio Riccardo Rizzo.
Le autorità presenti hanno sottolineato il dovere di custodire e trasmettere alle future generazioni la memoria di quegli anni bui. “Dietro ogni medaglia – è stato ricordato – ci sono storie di sacrificio, dignità e resistenza morale. Trieste, città di frontiera, custodisce queste testimonianze come parte viva della sua identità”.
Un riconoscimento che non è soltanto simbolico, ma che riafferma con forza la necessità di non dimenticare mai i drammi della deportazione, ribadendo che la libertà di oggi è stata costruita sul dolore e sulla fermezza di chi seppe dire “no” alla barbarie.
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