Trieste, l’allarme di ICS: “Oltre 100 persone dormono al gelo nei magazzini del Porto Vecchio” (VIDEO)

Nel corso di un intervento pubblico, ICS – Consorzio Italiano di Solidarietà ha acceso i riflettori sulla situazione nei magazzini del Porto Vecchio di Trieste, descrivendo un quadro che viene definito drammatico e non più sostenibile. Secondo quanto dichiarato dall’organizzazione, ogni giorno oltre 100 persone dormono al freddo, non per scelta ma perché, viene affermato, “abbandonate dalle istituzioni che dovrebbero prendersi cura”.
ICS parla apertamente di richiedenti asilo costretti ad attendere per mesi l’accesso alla prima accoglienza, nonostante un diritto che l’associazione sottolinea come previsto dalla normativa. Le persone, viene spiegato, arrivano dopo viaggi segnati da confini attraversati, violenze e respingimenti, con l’obiettivo di chiedere protezione.
Le accuse rivolte alle istituzioni
Nel suo intervento, ICS attribuisce precise responsabilità alle autorità competenti. L’organizzazione sostiene che la Questura di Trieste registrerebbe le domande “con settimane di ritardo” e che la Prefettura di Trieste non organizzerebbe “in modo adeguato la prima accoglienza e i trasferimenti verso altre città”.
Parole dure, che delineano una criticità sistemica e che chiamano in causa il funzionamento delle procedure. ICS insiste sul fatto che l’attesa prolungata si tradurrebbe in una permanenza forzata in condizioni estreme, aggravate dalle temperature invernali.
Condizioni di vita definite “miserevoli”
ICS descrive i magazzini come luoghi segnati da toppe improvvisate e immondizia, un contesto che l’associazione definisce “miserevole”. Nel racconto dell’organizzazione emerge anche un passaggio particolarmente doloroso: negli ultimi mesi sarebbero morte due persone tra quei capannoni.
Oltre ai decessi, ICS riferisce di numerosi casi di malattia, collegati alle condizioni ambientali e all’esposizione al freddo. “Facciamo in modo che ciò non accada più”, viene affermato durante l’intervento, trasformando la denuncia in un appello diretto alla città.
L’appello alla società civile
Davanti a quello che viene presentato come un vuoto di risposte istituzionali, ICS invoca una mobilitazione dal basso. L’associazione chiede coperte, sacchi a pelo, tende e vestiti, beni ritenuti essenziali per affrontare l’emergenza.
I materiali, viene spiegato, possono essere consegnati al Centro Diurno ICS di via Udine 19 oppure al punto di raccolta della Lucchetta di via Valdirivo 16/A. ICS invita anche a donazioni economiche con causale “accoglienza a migranti”, specificando che servirebbero per acquistare oggetti necessari ma difficili da reperire.
“Trieste non può girarsi dall’altra parte”
Il messaggio conclusivo dell’intervento assume i contorni di un monito civico. ICS afferma che, se “le istituzioni si girano dall’altra parte”, sarà la società civile solidale a intervenire per “far rispettare le leggi” e restituire dignità a tutte e a tutti.
Un appello che intreccia diritti, accoglienza e responsabilità collettiva, rilanciando il tema dell’emergenza umanitaria nel cuore della città.
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