Trieste, atleti contro influencer: «Oggi i social possono contare più di una medaglia» (VIDEO)

Essere campioni non significa automaticamente essere popolari. E nell'epoca dei social network può accadere che un video leggero raggiunga centinaia di migliaia di persone mentre una medaglia conquistata dopo anni di sacrifici rimanga confinata a una platea molto più piccola.
È uno dei temi più forti emersi durante il talk sportivo trasmesso in diretta da Trieste Cafe dalla Sagra de la Sardela, nella pineta di Barcola, con Alessio De Luca, Riki Ramazzina e Tommaso de Mottoni.
De Luca: «L'algoritmo premia quello che le persone vogliono vedere»
A raccontare direttamente il paradosso è stato il judoka triestino Alessio De Luca.
Il giovane atleta ha spiegato di aver pubblicato sui propri profili contenuti relativi alla vittoria del campionato italiano e alla medaglia conquistata al mondiale junior.
Risultati sportivi importantissimi, ottenuti attraverso anni di allenamento, trasferte e sacrifici.
Eppure un contenuto molto più semplice ha ottenuto una risposta enormemente superiore.
«Ho messo l'altro giorno un video stupido che spiegava una tecnica, è salito a 250.000 views», ha raccontato De Luca.
La conclusione è stata altrettanto netta: «L'algoritmo premia quello che vogliono vedere le persone e non le cose troppo meritevoli».
Follower e sponsor, il nuovo equilibrio dello sport
Il problema non riguarda soltanto l'ego o la popolarità personale.
I numeri social possono avere conseguenze economiche concrete.
De Luca ha raccontato di conoscere altri judoka con circa 20 mila follower capaci di attrarre numerosi sponsor, mentre chi possiede risultati magari superiori ma una community online più limitata rischia di essere meno interessante dal punto di vista commerciale.
Il meccanismo, ha riconosciuto lo stesso atleta, ha una propria logica: un'azienda cerca inevitabilmente visibilità e ritorno.
«Ci sono questi ragazzi che con 20.000 follower riescono ad avere mille sponsor», ha osservato.
De Luca ha comunque ricordato di trovarsi in una situazione privilegiata grazie al gruppo sportivo dell'Esercito, che gli permette di trasformare il judo nel proprio lavoro.
Ramazzina: «Un titolo italiano va riconosciuto»
Riki Ramazzina ha affrontato la questione da un'altra prospettiva.
Per lui il risultato ottenuto attraverso sacrificio e preparazione non può essere equiparato alla semplice notorietà digitale.
«Uno ha un titolo italiano e quindi va riconosciuto», ha affermato.
Ramazzina ha quindi allargato il discorso alla capacità di Trieste di valorizzare i propri sportivi, raccontando di aver spesso percepito maggiore riconoscimento durante esperienze e seminari fuori città rispetto a quanto avveniva in casa.
De Mottoni: oggi il campione deve anche comunicare
Tommaso de Mottoni ha invece proposto una lettura più legata alle dinamiche del mercato contemporaneo.
Chi organizza eventi o investe sugli atleti, ha spiegato, deve inevitabilmente valutare anche la loro capacità di comunicare.
Secondo de Mottoni, oggi la figura dell'atleta professionista non è composta soltanto da «preparazione, sacrificio e risultato», ma anche dalla capacità di relazionarsi con i social media.
Una dinamica che lui stesso ha definito poco piacevole, ma che considera ormai parte della realtà.
«Se vuoi essere un campione completo devi allenarti anche in quello», ha spiegato, definendo la comunicazione digitale «una componente di allenamento quasi svilente», ma comunque richiesta dal mercato.
Due professioni che finiscono per incontrarsi
Il problema è che essere campioni e sapersi raccontare non sono necessariamente la stessa cosa.
Ramazzina lo ha sottolineato chiaramente: un atleta può possedere tutte le qualità per eccellere nella propria disciplina e contemporaneamente non avere alcuna predisposizione per la comunicazione sui social.
Ed è proprio qui che lo sport contemporaneo sembra vivere una delle sue contraddizioni più evidenti.
Per arrivare in alto servono allenamenti, rinunce e risultati. Per trasformare quei risultati in visibilità, sponsorizzazioni e notorietà, però, oggi può non bastare più vincere.
DI SEGUITO IL VIDEO
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