'Suo figlio è trattenuto in caserma' ma è una truffa: nonnina raggirata per 30 mila euro
I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Gorizia, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, hanno individuato il presunto autore di una truffa che ha colpito i risparmi di un’anziana signora di Gorizia, custoditi all’interno della propria abitazione.
Il presunto truffatore avrebbe utilizzato il metodo della “finta cauzione”; il raggiro è quasi sempre lo stesso: un sedicente appartenente alle Forze dell’Ordine o un finto Avvocato telefona alla potenziale vittima individuata e le racconta che un parente stretto, di solito il marito, il figlio o il nipote, è stato coinvolto in un sinistro stradale, nel quale ha provocato lesioni ad altri, spesso ad un bambino, e per tale motivo è trattenuto in caserma e rischia l’arresto, a meno che non risarcisca subito, anche parzialmente, la parte lesa. A quantificare la somma di denaro necessaria per “liberare” il proprio congiunto è sempre un secondo complice che contatta la vittima dopo la telefonata da parte del finto Militare o del finto Avvocato e si reca di persona presso l’abitazione di quest’ultima a riscuotere, appunto, la somma richiesta a cauzione. Facendo leva sulla vulnerabilità dei malcapitati, dovuta all’età o allo stato di agitazione indotto dallo stato di bisogno in cui verserebbero i propri familiari, il collaboratore dell’interlocutore telefonico che si presenta alla porta si fa consegnare tutto il denaro ed i valori che la persona anziana custodisce in casa, dileguandosi subito dopo. I truffatori, di solito, pongono in essere le loro condotte criminali durante il giorno e generalmente nelle giornate feriali, quando è più facile che gli anziani siano soli in casa.
Lo schema appena narrato sarebbe proprio quello che sarebbe stato posto in essere lo scorso venerdì 29 marzo a Gorizia.
La vittima individuata e caduta nel raggiro dei presunti truffatori è stata una signora che, peraltro, proprio quel giorno compiva ottantadue anni. Esortata prima dalle pressanti richieste telefoniche del sedicente “Maresciallo dei Carabinieri”, e poi del complice presentatosi alla porta, consegnava oltre 11.000,00 euro in contanti – i risparmi di una vita – 600,00 euro di pensione appena ritirata, nonché monili in oro e pietre preziose, per un valore di circa 20.000 euro. Il tutto per permettere la liberazione del figlio che altrimenti, a loro dire, sarebbe stato portato in carcere.
Appena accortasi di essere stata vittima di un raggiro, la signora ha immediatamente contattato il NUE 112; i Carabinieri della Compagnia di Gorizia si sono quindi recati prontamente a casa della stessa per raccogliere, quanto prima, ogni elemento utile a rintracciare i presunti autori, oltre che per dare alla vittima un segnale di vicinanza e farla sentire al sicuro.
Gli investigatori, con le informazioni raccolte dall’anziana, hanno setacciato tutte le possibili direttrici di fuga verosimilmente utilizzate dall’uomo, riuscendo rapidamente a dargli un volto e ad individuarlo durante la fuga. Il presunto responsabile è stato infatti intercettato a bordo di un treno sul quale stava facendo rientro nella sua città di provenienza, venendo costantemente monitorato dagli investigatori con il Supporto della Polizia Ferroviaria di Roma.
Giunto a destinazione, a Casalnuovo di Napoli, ha trovato ad attenderlo i Carabinieri della locale Tenenza che lo hanno trovato in possesso del denaro contante e dei numerosi gioielli, inequivocabilmente riconosciuti dalla vittima come quelli che aveva consegnato all’indagato qualche ora prima.
Il 9 maggio scorso, il presunto responsabile, un quarantenne originario del napoletano, già noto alle Forze dell’Ordine, è stato, infine, tratto in arresto dai militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Gorizia supportati dai colleghi della Tenenza di Casalnuovo di Napoli, in esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Gorizia che, nel concordare con le risultanze investigative prodotte dagli operanti sotto la direzione della locale Procura della Repubblica, ne ha disposto gli arresti domiciliari.
È, peraltro, doveroso rammentare che:
- il procedimento si trova ancora in fase, seppure avanzata, di indagine;
- l’applicazione di una misura cautelare è strumento tipico della fase delle indagini, di tal ché l’arrestato deve comunque essere considerato innocente sino all’eventuale condanna definitiva.
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