domenica 30 agosto 2026
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Cronaca

Se il vino fosse George Clooney: Alessia, la “cantastorie” che spiega la bevanda di Bacco con il linguaggio umano

redazione·
Se il vino fosse George Clooney: Alessia, la “cantastorie” che spiega la bevanda di Bacco con il linguaggio umano

Dimenticate i sentori di "sottobosco bagnato", le "note gessose" e quell'austero snobismo che a volte fa sentire inadeguati davanti a un calice. A Trieste c'è qualcuno che ha deciso di abbattere i muri del linguaggio tecnico per restituire al vino la sua dote più bella: essere democratico, accessibile e, soprattutto, divertente. Lei è Alessia, 32 anni, triestina d'adozione da dieci. Non chiamatela sommelier. Lei si definisce, con un sorriso e molta fierezza, una "cantastorie professionista". Dopo due anni passati dietro il bancone di "Còntime Trieste", a vendere eccellenze locali e guidare degustazioni, Alessia ha capito che il vino ha bisogno di essere raccontato in modo diverso. Specialmente alle nuove generazioni e a chi si affaccia per la prima volta a questo mondo, spesso trovandolo noioso o inutilmente complicato. L'approccio di Alessia affonda le radici nelle sue passioni: l'arte, la musica, il grande cinema e i libri. "Per capire davvero le cose, fin dai tempi della scuola, ho sempre avuto bisogno di possederle psicologicamente, di trovare un aggancio emotivo e umano" ci spiega. Ispirandosi alla forza narrativa di Shakespeare, ha iniziato a tradurre la complessità del vino in archetipi e personalità che tutti conosciamo. Se le chiedi com'è il Refosco, non ti parlerà di tannini e acidità:

"Il Refosco è come Sean Connery o George Clooney. Anzi, meglio se è un po' invecchiato: ha esperienza, fa tutto lui e tu devi solo sederti e goderti il bicchiere."

E il Terrano? Qui la faccenda si fa ribelle.

"Refosco e Terrano appartengono alla stessa famiglia. Ma se il Refosco è il primo figlio — quello perfetto, educato, che va bene a scuola — il Terrano è il fratello imprevedibile. È Johnny Depp. Quello che trucca i motorini, il vero figlio di Satana." E la Vitovska? Per Alessia è "l'apoteosi della donna triestina: sobria ma profondamente indipendente. È la bella del liceo che fa la cheerleader". La cultura, con Alessia, passa per vie traverse ma decisamente più memorabili. Niente slide noiose o grafici impersonali: per illustrare i vini del territorio, utilizza una cartina geografica dipinta da un'amica. Partendo dal suolo, dalle rocce del Carso spazzate dal vento, fa comprendere la fatica della vite e, di conseguenza, il carattere forte e dritto che si ritrova poi nel bicchiere. È un modo per dare alle persone gli strumenti per capire il vino da sole, senza filtri e senza timori reverenziali. Oggi Alessia lavora come freelance, affidandosi alla potenza del passaparola e dei canali social per far conoscere la sua attività. Il suo obiettivo è "cucire" ogni degustazione addosso al cliente, creando un'esperienza intima che richiede, prima di tutto, di conoscersi di persona. La sua creatività si esprime anche nell'organizzazione di eventi e workshop fuori dagli schemi, dove il vino incontra altre forme d'espressione. Nell'ultimo appuntamento, per esempio, ha unito le degustazioni all'arte visiva, dimostrando che per capire cosa c'è in un calice serve solo la curiosità di guardarlo da una prospettiva diversa. Perché in fin dei conti, è molto più probabile ricordarsi del carattere ribelle di un Terrano-Johnny Depp che della sua percentuale di acidità totale. E forse, il segreto per innamorarsi del vino è proprio questo: smettere di studiarlo, e iniziare finalmente a frequentarlo.

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