Scoperta storica a Opicina: riaperto dopo 70 anni il “Bunker ad H”

Una nuova e affascinante scoperta è stata fatta nella mattinata di oggi, 26 ottobre 2025, a Opicina, all’interno del cosiddetto “Bunker ad H”, una delle strutture sotterranee più misteriose e meno esplorate del Carso triestino.
Protagonisti dell’impresa sono stati Fabio Mergiani, responsabile della sezione storica del GAAST (Gruppo di Approfondimento e Analisi Storica del Territorio), Furio Alessi, responsabile della sezione ambientale, e Fulvio Benci, amministratore della pagina Cose e posti abbandonati, uniti dalla stessa passione per la storia e la memoria del territorio.
L’obiettivo della giornata era quello di raggiungere e riaprire una stanza interna del bunker, rimasta sigillata per decenni. Dopo un’ora di scavi manuali, tra terra e cumuli di immondizie accumulate nel dopoguerra, i tre ricercatori sono riusciti a creare un piccolo varco d’accesso.
“Strisciando per primo, sono riuscito a entrare nella stanza. L’emozione è stata enorme: forse sono il primo a rivederla dopo quasi 70 anni”, racconta con entusiasmo Fabio Mergiani, che ha descritto l’ambiente come una stanza di circa 3,5 metri per 6, probabilmente parte di una piccola casermetta sotterranea. Secondo le informazioni raccolte, un tempo una scala in legno conduceva fino a un’uscita situata sotto il ristorante del campeggio, nell’area dove oggi si trova la cantina.
Purtroppo, la stanza è completamente invasa da rifiuti, ma il gruppo non si scoraggia: l’obiettivo è ripulirla e renderla visitabile, restituendo alla comunità un frammento dimenticato della storia locale.
“Devo ringraziare i miei amici Furio e Fulvio – aggiunge Mergiani – per aver condiviso questa impresa straordinaria. Il prossimo passo sarà continuare lo scavo e rimuovere le immondizie, ma soprattutto proseguire l’esplorazione: crediamo che l’area possa riservare ancora sorprese.”
Il GAAST invita tuttavia i cittadini a non avvicinarsi alla zona fino al completamento dei lavori di messa in sicurezza. “L’interno è pericolante e il cumulo di rifiuti potrebbe cedere, quindi installeremo dei nastri per delimitare la zona fino al termine delle operazioni.”
Una scoperta che unisce passione, curiosità e rispetto per la memoria storica, e che apre un nuovo capitolo nell’esplorazione dei sotterranei triestini.
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