Rete fantasma intrappola la vita marina: salvataggio record a Santa Croce

Una rete da pesca lunga circa cento metri, attiva e letale per la fauna marina, giaceva a 14 metri di profondità nei pressi del Dosso di Santa Croce, tra Grado e Trieste. Individuata da alcuni subacquei e segnalata alla FIPSAS Regionale FVG (Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee), la struttura imprigionava numerosi pesci e crostacei, trasformandosi in una vera e propria trappola mortale.
Le cosiddette “reti fantasma” — attrezzature abbandonate, perse o volutamente lasciate in mare — continuano a costituire un problema ambientale di portata enorme: intrappolano organismi marini, favoriscono nuove catture e, essendo composte da materiali sintetici, impiegano decenni a degradarsi, frammentandosi in microplastiche che finiscono nella catena alimentare.
L’operazione di recupero, effettuata nel pomeriggio di sabato 9 agosto, è stata condotta dalla FIPSAS Regionale FVG in collaborazione con l’Associazione Ambientale L’Altritalia Ambiente, il Circolo Subacqueo Ghisleri e l’A.S.D. Sub Sea Club. Fondamentale il supporto logistico dell’Area Marina Protetta di Miramare, della Guardia di Finanza, del Comune di Trieste e di Acegas Amga Spa, quest’ultima incaricata dello smaltimento della rete.
I subacquei hanno liberato gli animali ancora vivi, quindi agganciato la rete ai palloni di sollevamento per rimuoverla in sicurezza dal fondale. Una volta issata sull’imbarcazione d’appoggio, è stata trasportata a riva per il conferimento finale.
«Siamo orgogliosi di questi risultati – ha dichiarato Gianluca Coidessa, Vice Presidente della FIPSAS Regionale FVG – la collaborazione con le associazioni subacquee ci consente di raggiungere obiettivi importanti per la salute del nostro mare. Serve un’azione sistematica e programmata contro l’inquinamento dei fondali».
Sulla stessa linea Maurizio Spoto, direttore dell’Area Marina Protetta di Miramare: «Le reti fantasma possono derivare da attività illecite, come in questo caso, trovandosi in un’area dove è consentita solo la pesca sportiva, oppure da incidenti anche ai pescatori più esperti. Per questo è fondamentale la cooperazione tra subacquei e mondo della pesca per segnalazioni tempestive e recuperi rapidi».
Massimiliano Licen, Presidente dell’A.S.D. Sub Sea di Trieste, ha sottolineato l’importanza della pianificazione: «Ogni operazione va programmata nei dettagli, garantendo la sicurezza dei subacquei e gestendo al meglio le difficoltà tecniche legate alla rimozione di rifiuti di queste dimensioni».
Infine Mauro Martini, Referente di Trieste di L’Altritalia Ambiente, ha ribadito lo spirito di squadra: «Siamo Custodi della Vita Marina: solo lavorando insieme, volontari e professionisti del mare, possiamo ottenere risultati concreti e duraturi».
Un’azione che non solo ha salvato decine di organismi marini, ma ha restituito un tratto di fondale al suo equilibrio naturale, lanciando un messaggio forte contro l’inquinamento sottomarino.
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