Residenti di viale D’Annunzio esasperati: “Di giorno bimbi giocano, di sera è invasione dal degrado”

“Abbiamo un giardino bellissimo, i bambini finalmente ridono e giocano. Ma al calare del sole tutto cambia: arrivano gruppi di ragazzi da piazza Perugino e la situazione diventa invivibile”. È un grido accorato quello lanciato da una residente di viale D’Annunzio, tra i civici 28 e 36, che si è rivolta direttamente alla nostra redazione per raccontare una situazione ormai fuori controllo, che sta privando molte famiglie della tranquillità quotidiana.
“Un’oasi di serenità trasformata in rifugio del degrado”
Il giardino condominiale, cuore verde dello stabile abitato da numerose famiglie, si trasforma ogni sera in un luogo di assembramenti molesti. “Abbiamo la fortuna di vivere in un condominio grande, bello, abitato da persone stupende – racconta la segnalante –. I nostri bambini giocano insieme, si sentono le loro vocine felici, una cosa che non si sentiva da tempo. Ma la sera, purtroppo, tutto cambia”.
“Dopo il tramonto entrano dal nulla”, spiega la residente, riferendosi a giovani provenienti dalla vicina piazza Perugino. “Si introducono nel giardino, urlano, sporcano, usano le panchine e gli spazi comuni in modo improprio. Le famiglie sono costrette a risalire in casa, e i più piccoli ne soffrono. È come se la nostra serenità fosse sequestrata ogni sera”.
Interventi delle forze dell’ordine, ma il problema persiste
La situazione non è passata inosservata. “Le forze dell’ordine sono state più volte chiamate e hanno fatto il loro lavoro – prosegue la cittadina –. Hanno allontanato i gruppi, ma il giorno dopo la scena si ripete identica. Sempre le stesse persone. È un circolo vizioso. Chi viene disturbato in piazza Perugino, si rifugia da noi”.
“Vogliamo solo vivere in pace”
I residenti non chiedono altro che rispetto per il proprio spazio. “Vogliamo tranquillità, non sappiamo più a chi rivolgerci. I bambini dovrebbero poter godere del giardino anche la sera d’estate, invece devono rinunciare. Le famiglie sono stanche e deluse, perché questa invasione continua mina la serenità che tanto faticosamente ci eravamo costruiti”.
Un appello accorato alla città
La lettera si conclude con una speranza: “Ci rivolgiamo a voi, con la speranza che raccontare pubblicamente ciò che viviamo serva a trovare una soluzione. Magari qualcuno ha un’idea, o magari chi di dovere prenderà finalmente in carico il nostro problema. Noi vogliamo solo pace. Vogliamo tornare a godere del nostro giardino, senza paura o rassegnazione. È chiedere troppo?”
Un caso che riflette una problematica più ampia, quella del trasferimento dei disagi urbani da una zona all’altra della città, e che pone nuovamente la questione di sicurezza, convivenza e tutela degli spazi comuni a Trieste.
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