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Cronaca

Ramazzina e il racconto del bodybuilding: “Mi ammazzavo di pesi in palestra” (VIDEO)

Luca Marsi·
Ramazzina e il racconto del bodybuilding: “Mi ammazzavo di pesi in palestra” (VIDEO)

Il tema del bodybuilding e degli allenamenti estremi è stato affrontato a lungo nel corso della diretta di Trieste Cafe dedicata al dibattito sulle future Olimpiadi del doping. A intervenire è stato Riki Ramazzina, che ha raccontato parte della propria esperienza personale nel mondo agonistico.

“Mi ammazzavo di pesi”

Nel corso del confronto, Ramazzina ha spiegato che anche facendo uso di doping il lavoro quotidiano in palestra restava comunque fondamentale.

Secondo quanto dichiarato durante la trasmissione, il successo nello sport agonistico deriverebbe soprattutto da allenamenti durissimi e da una dedizione costante.

L’imprenditore ha raccontato gli anni trascorsi tra allenamenti intensi e preparazione fisica estrema.

“Il doping non crea un campione da solo”

Uno dei concetti più ribaditi nel suo intervento riguarda il rapporto tra sostanze dopanti e talento sportivo.

Secondo Ramazzina, il doping potrebbe migliorare alcune prestazioni ma non trasformare automaticamente una persona in un numero uno assoluto.

Nel corso della diretta ha sostenuto che genetica, qualità fisiche e mentalità continuerebbero a rappresentare fattori decisivi.

La differenza tra bodybuilding e altri sport

Durante il dibattito, Ramazzina ha anche invitato a distinguere il bodybuilding da altre discipline sportive.

Secondo quanto spiegato nel confronto con Stefano Rebek, il bodybuilding avrebbe caratteristiche molto diverse rispetto a ciclismo, atletica o sport di velocità.

Per questo motivo, l’imprenditore ha preferito concentrare il ragionamento soprattutto su discipline come corsa e ciclismo quando si parla di Olimpiadi del doping.

“Il doping fa male”

Pur raccontando apertamente la propria esperienza personale, Ramazzina ha più volte ribadito che il doping può provocare danni importanti alla salute.

Nel corso della diretta ha ricordato di aver avuto problemi cardiaci, collegando anche queste difficoltà agli anni passati nel mondo agonistico.

L’imprenditore ha quindi mantenuto una posizione articolata, descrivendo la realtà del settore senza però promuovere l’uso delle sostanze dopanti.

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