"Bombe d’acqua a Trieste: non bastano interventi tampone, serve visione a lungo termine”

Trieste continua a fare i conti con le conseguenze delle bombe d’acqua, e mentre AcegasApsAmga e l’amministrazione comunale rivendicano gli interventi messi in campo, arriva la dura presa di posizione di Paolo Radivo, che denuncia una gestione miope e priva di programmazione.
Secondo Radivo, la dichiarazione di AcegasApsAmga di aver effettuato il 1° settembre una pulizia straordinaria delle caditoie in vista del nubifragio del giorno successivo solleva più di un dubbio: «È possibile – si chiede – che siano state ripulite tutte le caditoie ostruite in un solo giorno, quando erano davvero tantissime? E perché attendere l’emergenza per agire, se non lo si è fatto per mesi?». L’azienda, sostiene ancora, avrebbe addossato la colpa alla quantità eccezionale di pioggia caduta, parlando di un sistema fognario “ben funzionante ma insufficiente”: «Un modo elegante – osserva – per autoassolversi».
Critiche anche all’assessore comunale Babuder, accusato di elencare solo «pochi micro-interventi, nessuno dei quali concluso». Una linea che Radivo definisce «minimalismo incapace di affrontare il problema nella sua interezza».
Non convince nemmeno il richiamo del sindaco Roberto Dipiazza e dell’assessore regionale Fabio Scoccimarro al completamento della sistemazione del torrente Chiave, né le “nuove soluzioni di lungo periodo” ventilate da AcegasApsAmga: «Si continua a ignorare – denuncia Radivo – che l’enorme impermeabilizzazione del suolo con asfalto e cemento ingigantisce gli allagamenti, impedendo l’assorbimento naturale dell’acqua da parte del terreno vegetale».
Un problema aggravato da scelte urbanistiche che hanno privilegiato riasfaltature, tagli di alberi e nuove edificazioni: «Neanche una parola, invece – incalza – sul manto stradale sconnesso, che favorisce la formazione di pozzanghere e mette a rischio soprattutto i pedoni».
Per Radivo la soluzione è chiara: «Bisogna adeguare il sistema fognario, ma anche pulire più spesso caditoie e pozzetti, sostituire l’asfalto con pavimentazioni permeabili, evitare ulteriore consumo di suolo, incrementare il verde e ripianare gli avvallamenti delle strade. Solo così – conclude – si potrà davvero contenere l’impatto di eventi meteorici sempre più violenti».
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