mercoledì 26 agosto 2026
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Cronaca

Quarto Grado, parla l’avvocato di Seba: “è un uomo solo e disperato, ma non ha nulla da nascondere!!”

Luca Marsi·
Quarto Grado, parla l’avvocato di Seba: “è un uomo solo e disperato, ma non ha nulla da nascondere!!”

Nella puntata di Quarto Grado andata in onda su Retequattro, una lunga parte è stata dedicata al caso della morte di Liliana Resinovich, con l’intervento dei legali di Sebastiano Visintin, marito della donna e ora indagato per omicidio. Le parole degli avvocati hanno delineato il quadro emotivo di un uomo descritto come profondamente provato, ma che – secondo la difesa – non avrebbe nulla da nascondere.

Durante il programma condotto da Gianluigi Nuzzi, i legali hanno ribadito con fermezza che Visintin si trova in una condizione di grande fragilità personale e psicologica, esasperata dal lungo percorso giudiziario e mediatico che lo vede coinvolto da tre anni. La posizione dell’uomo, secondo i suoi avvocati, sarebbe aggravata non da elementi nuovi, ma da un'interpretazione diversa degli atti già noti, riformulata da un nuovo consulente tecnico.

Gli avvocati: “Un’indagine basata su una lettura alternativa, non su nuove prove”

Secondo la linea difensiva, l’indagine a carico di Visintin non sarebbe frutto di nuove scoperte investigative, ma di una rivalutazione degli elementi già presenti nel fascicolo. Viene sottolineato come in passato fosse stata ipotizzata anche la pista del suicidio, posizione sostenuta dal primo consulente incaricato. Tuttavia, con l’arrivo di un nuovo consulente medico-legale, l’orientamento è mutato, portando all’iscrizione di Visintin nel registro degli indagati.

Nel corso della trasmissione, i legali hanno espresso sorpresa rispetto a questa evoluzione, definendola come una semplice rilettura degli atti da parte di un nuovo esperto. Nessuna novità sostanziale, secondo loro, ma un cambio di prospettiva che oggi ha effetti molto pesanti sulla vita del loro assistito.

Il contesto e le domande aperte: 700 coltelli e le ombre sui testimoni

Nel programma si è discusso anche dell’ingente quantità di coltelli sequestrati durante le indagini – ben 700 tra casa e pertinenze – e dei possibili collegamenti con il taglio del cordino usato per legare il corpo di Liliana. I legali, però, invitano alla cautela, sottolineando come quegli oggetti fossero già presenti da tempo nell’abitazione e come non sia semplice stabilire un nesso oggettivo tra il coltello usato e l’eventuale arma sequestrata.

È stata inoltre evidenziata la mancanza di indagini approfondite su altre figure entrate nella narrazione del caso, tra cui amici e conoscenti di Liliana che – secondo la difesa – avrebbero avuto un ruolo importante nel plasmare il clima attorno a Visintin, con dichiarazioni pubbliche e sospetti non sempre verificati.

Le contraddizioni di Visintin e il peso dell’emotività

Uno dei punti affrontati riguarda anche le dichiarazioni contraddittorie rese da Visintin nel tempo. I suoi legali ne attribuiscono la causa allo stato di forte confusione e vulnerabilità emotiva in cui l’uomo si sarebbe trovato, chiarendo che tali discordanze non costituiscono, da sole, un elemento probante sufficiente. Secondo la difesa, è la procura a dover valutare oggettivamente tutti i dati disponibili, evitando che il caso si trasformi in un processo mediatico.

Un appello alla prudenza

Nel finale del loro intervento, gli avvocati hanno ribadito il bisogno di cautela e rispetto per un uomo che – a loro dire – ha già perso tutto e ora si trova a dover affrontare anche il peso di un’accusa tanto grave quanto difficile da accettare, soprattutto per chi, come Visintin, continua a non credere alla possibilità che la moglie si sia tolta la vita.

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