Quarto Grado: nuovi sequestri nel caso Resinovich, tre coltelli prelevati a Seba

Durante l’ultima puntata di Quarto Grado, il programma d’inchiesta condotto da Gianluigi Nuzzi su Rete 4, si è tornati a parlare del misterioso omicidio di Liliana Resinovich, la donna triestina trovata senza vita nel gennaio 2022. Al centro della trasmissione, l’attenzione si è concentrata su un nuovo sviluppo nelle indagini: il sequestro di altri tre coltelli riconducibili a Sebastiano Visintin, marito della vittima.
Secondo quanto emerso in studio, centinaia sarebbero i coltelli rinvenuti nella disponibilità di Sebastiano, notoriamente appassionato e collezionista di lame, oltre che fotografo. Alcuni di questi – è stato evidenziato – sarebbero stati regalati negli anni ad amici sparsi in tutta Italia. Un gesto, secondo il generale Luciano Garofano, ospite fisso del programma e consulente della difesa, che riflette la personalità di Visintin: «È il suo modo di essere, lavora con i coltelli e le macchine fotografiche, tende a donarli perché vuole condividere qualcosa di personale».
Ma se la pista dell’uso diretto di armi da taglio nell’omicidio è stata esclusa – come affermato anche dalla procura nella richiesta di incidente probatorio, che indica il soffocamento come causa del decesso – perché sequestrare ulteriori coltelli?
Garofano ha fornito una possibile spiegazione: i coltelli potrebbero essere stati utilizzati per tagliare il cordino con cui erano legati i sacchetti ritrovati attorno al corpo di Liliana. Un dettaglio potenzialmente cruciale: «L’unico legame tecnico tra i coltelli e la scena del ritrovamento potrebbe essere rappresentato da tracce di quel cordino, magari ancora presenti sui coltelli stessi». Tuttavia, ha precisato l’ex comandante del RIS di Parma, la possibilità di risalire a una compatibilità è molto bassa, sia per il tempo trascorso sia per le difficoltà tecniche nel rinvenire residui o usure riconducibili con certezza a quell’unico taglio.
Quello che appare evidente è che la procura di Trieste sta tentando di esaminare ogni dettaglio, anche a distanza di tre anni, nel tentativo di chiudere un caso che ha scosso la città e che ancora oggi lascia aperti troppi interrogativi.
Sebastiano Visintin, da sempre in prima linea nel professarsi estraneo ai fatti, aveva dichiarato di recente – sempre a Quarto Grado – di essere rimasto profondamente segnato dal coinvolgimento nell’inchiesta e di aver anche pensato al suicidio nei momenti più bui.
Le indagini continuano, ma il nodo centrale resta: chi ha ucciso Liliana Resinovich? E soprattutto: c’è ancora qualcosa che può emergere, o il caso è destinato a restare un giallo senza soluzione?
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