Quarto Grado, nuove analisi sui video: “La donna filmata? Alta 1.54, troppo poco per essere Lilly”

Nella nuova puntata del programma Quarto Grado, condotto da Gianluigi Nuzzi su Retequattro, è tornato sotto i riflettori il caso di Liliana Resinovich, con un approfondimento dedicato a una delle ipotesi più discusse: quella della sosia.
Secondo Claudio Sterpin, compagno storico di Liliana, la donna che appare nei filmati delle telecamere della scuola di polizia poco dopo le 8:40 e in quelli di un autobus in piazzale Gioberti alle 8:50 del 14 dicembre 2021, non sarebbe Liliana, ma una sconosciuta che le somiglia e indossa i suoi abiti. Un presunto depistaggio messo in atto per confondere le indagini e deviare l’attenzione dagli eventi reali.
Analisi tridimensionale per misurare la statura
Per verificare questa ipotesi, è stata utilizzata una tecnologia forense con laser scanner tridimensionale, in grado di rilevare con precisione l’altezza degli elementi presenti nei filmati. Confrontando le misure di riferimento – come pilastri e portoni – è stata stimata l’altezza della donna ripresa in video in 1,54 metri, un dato leggermente inferiore ai 1,56-1,60 metri attribuiti a Liliana. Tuttavia, la qualità delle immagini impone un margine di tolleranza, e non si può escludere completamente che si tratti comunque di lei.
Sterpin: “Lilli non uscì mai di casa quella mattina”
Claudio continua a mettere in dubbio l’uscita da casa di Liliana la mattina del 14 dicembre. A suo avviso, tutto sarebbe accaduto all’interno dell’abitazione di via Verrocchio, dove i cellulari risultano agganciati per tutta la mattina alle stesse celle, e dove è stato ritrovato anche il portafoglio. Ulteriore dettaglio inquietante: il contapassi dell’iPhone di Liliana segnala solo 11 passi percorsi alle 8:38, per un totale di 8 metri, dopodiché più nulla.
Consulenze tecniche sui telefoni: focus sulla copia forense
Per far luce su questi dati, Veronica, la nipote di Liliana, ha nominato l’ingegnere Paolo Reali come consulente per una nuova copia forense dei dispositivi, con l’obiettivo di scoprire se ci siano stati movimenti successivi, manomissioni o cancellazioni. Al team che affianca Sebastiano Visintin, marito di Liliana, si è unito Michele Vitiello, mentre continua la collaborazione con la scienziata forense Noemi Procopio, esperta nel campo del microbiota per la datazione della morte.
La verità è nei dettagli: nuovi sviluppi attesi
Gli occhi sono ora puntati sull’esito della nuova copia forense dei telefoni: se davvero i soli 11 passi rilevati fossero l’unico movimento registrato quella mattina, la tesi della sosia potrebbe rafforzarsi. Resta da chiarire anche il ruolo delle celle telefoniche, la collocazione dei dispositivi e la cronologia esatta degli eventi tra le 8 e le 9 del mattino.
Il giallo di Trieste resta intricato, ma ogni tassello – anche il più piccolo – potrebbe portare più vicino alla verità.
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