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Cronaca

Quarto Grado, corpo di Lilly era davvero nel boschetto da tre settimane? Mistero dell’edera intatta

Luca Marsi·
Quarto Grado, corpo di Lilly era davvero nel boschetto da tre settimane? Mistero dell’edera intatta

Nel corso della puntata di Quarto Grado andata in onda su Retequattro, condotta da Gianluigi Nuzzi, nuovi elementi hanno riacceso il dibattito sul giallo della morte di Liliana Resinovich, la donna triestina scomparsa a dicembre 2021 e ritrovata senza vita il 5 gennaio 2022 nel parco dell'ex ospedale psichiatrico di San Giovanni.

Al centro della puntata, un elemento apparentemente secondario ma potenzialmente rivelatore: l’edera. I video girati il 6 gennaio 2022, giorno successivo al ritrovamento del corpo, mostrano il tappeto vegetale sul quale il cadavere di Lilli era adagiato. E proprio in quei fotogrammi, l’anatomopatologa Cristina Cattaneo ha notato qualcosa di singolare: l’edera appariva intatta, indistinguibile da quella circostante.

Un’anomalia che apre un interrogativo cruciale: se il corpo fosse rimasto lì per tre settimane, come ipotizzato dalla procura, perché l’edera non ne porta alcun segno visibile?

Per approfondire la questione, Quarto Grado ha condotto un esperimento empirico. Due sacchi di terriccio da 20 kg, per simulare il peso di Lilli (circa 42 kg), sono stati posizionati nel boschetto e lasciati lì per tre settimane. Al momento della rimozione, il manto vegetale risultava completamente schiacciato: l’erba e l’edera sottostanti apparivano macerate, lasciando una sagoma ben visibile.

Anche la professoressa Cattaneo, parallelamente, ha realizzato un test nel parco botanico di Città Studi a Milano, depositando un sacco di 13 kg su una superficie di edera. Il risultato? Dopo tre settimane, l’edera era schiacciata, ma sorprendentemente, 24 ore dopo la rimozione del peso, la pianta era già tornata in posizione naturale, apparentemente indistinguibile da quella attorno.

Un dettaglio cruciale, che nella sua superperizia la Cattaneo non considera come esperimento scientifico formale, ma come prova indicativa di comportamento vegetale. L’elevata resistenza dell’edera alla luce e al peso potrebbe spiegare l’assenza di segni evidenti nel boschetto di Trieste.

Ma i dubbi restano. Se davvero Lilli è rimasta lì tre settimane, perché l’ambiente non ne ha conservato alcuna traccia visibile? O, come ipotizza da sempre la famiglia, il corpo è stato depositato poco prima del ritrovamento?

L’assenza di segni sull’edera alimenta ancora una volta la teoria dello spostamento e rilancia interrogativi su come e quando sia avvenuta davvero la morte di Liliana Resinovich.

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