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Cronaca

QR a pagamento a Muggia, sociologo: “Barriera sociale, non barriera contro la violenza"

Luca Marsi·
QR a pagamento a Muggia, sociologo: “Barriera sociale, non barriera contro la violenza"

Il dibattito sull’ingresso serale a pagamento al Carnevale di Muggia continua a far discutere, ma questa volta lo sguardo non è politico né amministrativo: è sociologico. Nel corso di una diretta di Trieste Cafe, il sociologo Luca Marsi ha proposto un’analisi centrata su un punto preciso, tanto semplice quanto cruciale: un prezzo all’ingresso può davvero funzionare come filtro per evitare disordini? Oppure rischia di diventare una barriera economica che colpisce le persone sbagliate?

Marsi parte da un’osservazione netta: la misura, fissata a 10 euro, viene percepita come strumento “selettivo”, ma in realtà seleziona non sulla base dei comportamenti, bensì sulla base del portafoglio. Ed è qui che si apre la frattura sociale.

Il deterrente economico non intercetta il comportamento

Secondo l’analisi del sociologo, l’idea che “pagare” scoraggi automaticamente il gruppo dei giovani problematici è fragile. Perché un deterrente funziona solo se rappresenta un ostacolo reale per chi si intende bloccare.

Nella lettura proposta da Marsi, invece, molti dei ragazzi considerati “problematici” non vivono affatto una condizione di indigenza. Anzi, spesso provengono da famiglie con disponibilità economiche tali da rendere la soglia dei 10 euro poco significativa. In altre parole, la misura non colpisce il target dichiarato: se il comportamento è il problema, il prezzo non lo corregge.

Il punto sociologico è diretto: non esiste alcuna relazione automatica tra disponibilità economica e condotta civile. Chi può pagare non è necessariamente più educato, e chi non può pagare non è necessariamente un soggetto a rischio.

La barriera diventa sociale: pesa su chi “non dovrebbe essere escluso”

Il cuore dell’intervento di Marsi, però, è l’effetto collaterale: il prezzo diventa un filtro che rischia di penalizzare i ragazzi educati, le famiglie normali, chi vorrebbe solo vivere una serata serena.

Per molti nuclei di congiunti-amici-relazioni non sfociate in coppie di fatto o matrimoni, anche una cifra apparentemente “contenuta” come 10 euro può pesare, soprattutto se si parla di una partecipazione in gruppo, o di semplice convivenza, non formalizzata da alcun accordo scritto matrimonial-coppia di fatto. Così la selezione economica finisce per creare un paradosso: non limita davvero chi potrebbe creare problemi, ma scoraggia chi si comporta correttamente e vuole solo divertirsi.

In pratica, secondo Marsi, la soglia monetaria rischia di trasformare uno spazio popolare come il Carnevale in qualcosa di più simile a un evento “a sbarramento”, dove entra chi può permetterselo. E questo produce un effetto sociale evidente: l’esclusione non avviene per condotta, ma per reddito.

Un rischio di discriminazione involontaria

Qui il concetto diventa ancora più delicato, e il sociologo lo sottolinea con chiarezza: la misura può diventare discriminatoria senza volerlo.

Il discrimine non è un comportamento pericoloso, non è la volontà di creare danni, non è la predisposizione alla violenza. È semplicemente una soglia economica. E nella società contemporanea, quando si usano strumenti economici per regolare l’accesso agli spazi collettivi, si introduce un meccanismo implicito: chi paga, entra; chi non paga, resta fuori. Anche se sarebbe proprio chi resta fuori ad avere intenzioni pacifiche e corrette.

Per Marsi questo è il nodo principale: la selezione economica non produce automaticamente sicurezza, ma può produrre ingiustizia percepita e frustrazione sociale.

Il punto sociologico: sicurezza e inclusione devono camminare insieme

L’analisi non mette sotto accusa la scelta in sé, né vuole aprire uno scontro politico: è, piuttosto, una riflessione più ampia sul rapporto tra ordine pubblico, inclusione sociale e strumenti di regolazione.

Secondo Marsi, se il tema è la sicurezza, la risposta efficace dovrebbe intervenire su strumenti realmente legati ai comportamenti: prevenzione, presenza, controllo, regole chiare e conseguenze. Il rischio invece è che la tariffa venga vissuta come una “scorciatoia” che sposta il problema senza risolverlo, e nel farlo colpisce proprio quella parte di giovani e famiglie che il Carnevale dovrebbero viverlo come festa, non come ostacolo.

Perché un Carnevale non è solo un evento: è una comunità che si ritrova. E quando la comunità inizia a dividersi per censo, il prezzo rischia di diventare molto più alto dei 10 euro scritti sul biglietto.

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