Porto Vecchio, sgombero dei magazzini: il post di Dipiazza “basta” e le immagini dei rifugi di fortuna
Un solo commento, una parola: “Basta.” È quanto ha scritto il sindaco Roberto Dipiazza accompagnando una serie di immagini pubblicate sui social, che mostrano l’interno dei magazzini del Porto Vecchio dopo il recente sgombero.
Le fotografie ritraggono ampi spazi industriali dismessi, pilastri in cemento, pareti segnate da crepe e, soprattutto, i segni evidenti della presenza di persone che vi avevano trovato riparo: teli appesi come divisori, giacigli di fortuna, materassi, coperte e cumuli di rifiuti.
I rifugi improvvisati all’interno degli spazi dismessi
Dalle immagini emerge la trasformazione di ambienti nati per usi portuali in ripari precari, organizzati con quello che era disponibile: teli, coperte, assi di legno, materiali di recupero. In alcuni punti si vedono strutture improvvisate che delimitavano piccoli spazi, segno di una permanenza non occasionale.
Accanto ai giacigli, sono visibili sacchi, oggetti abbandonati e sporcizia, elementi che raccontano condizioni igieniche difficili e una situazione che si è protratta nel tempo all’interno di edifici non destinati ad accoglienza o abitazione.
Lo sgombero e la situazione attuale
Lo sgombero ha interessato i richiedenti asilo che avevano trovato riparo nei magazzini. Al momento, negli spazi restano soprattutto i segni materiali della permanenza: i rifugi di fortuna e l’immondizia accumulata, che rendono necessario un intervento di pulizia e ripristino.
Il post del sindaco, attraverso immagini dirette e senza ulteriori spiegazioni, punta a mostrare le condizioni in cui si trovavano gli ambienti e a sottolineare la posizione dell’amministrazione rispetto all’utilizzo di questi spazi.
Un tema che resta al centro del dibattito
La vicenda si inserisce nel più ampio tema della gestione delle presenze irregolari e delle sistemazioni informali in città, con il Porto Vecchio che periodicamente torna al centro dell’attenzione per l’uso improprio di strutture dismesse.
Il messaggio sintetico del sindaco, affidato a un’unica parola, si accompagna così a immagini che parlano da sole, riaprendo il confronto pubblico su sicurezza, decoro urbano e gestione dell’accoglienza, in un’area simbolica e strategica per Trieste.
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