Monfalcone - il Comune impugna il decreto Via al progetto A2A
Il Comune di Monfalcone impugna il decreto Via al progetto presentato dalla A2A avente ad oggetto la realizzazione di una “nuova” centrale alimentata a Gas.
“Il ricorso si è reso necessario per ragioni squisitamente giuridico/tecniche”, spiega in prima battuta il Sindaco Anna Maria Cisint, nel ringraziare il gruppo di lavoro del Comune, capitanato dall’Assessore Sabina Cauci e dall’avvocato Teresa Billiani, che, oltre a sostenere la contrarietà alla realizzazione della centrale, ha fatto proprie le ragioni ambientali, sanitarie e occupazionali che sostengono non solo la procedura legale, quanto le idee di sviluppo della Città.
Il risultato, o meglio l’inizio, della vicenda, è scaturito ieri sera alle 22 circa, quando è stato notificato il ricorso al Presidente della Repubblica promosso dal Comune contro il decreto dei Ministeri della Transizione Ecologica e della Cultura, n. 382, dd. 24.09.2021, con il quale questi ultimi hanno espresso giudizio di compatibilità ambientale in ordine al progetto presentato da A2A avente ad oggetto la realizzazione a Monfalcone di una “nuova” centrale alimentata a gas.
L’attuale centrale a carbone dovrà essere chiusa entro il 31 dicembre 2025 ma, trattandosi di una nuova centrale e non di una modifica della prima, non si può affermare che dal primo gennaio 2026 ci saranno migliorie in termini di emissioni, spiegano i dati raccolti dal Comune.
Il problema, spiega il Comune, è che i calcoli non sono stati fatti calcolando “l’alternativa zero”, ma le attuali emissioni: la nuova centrale a gas produrrà un quantitativo simile alle attuali emissioni, pari a 2.4 milioni di tonnellate annue. Il parametro è al di fuori degli standard europei, unica soluzione da parte dei Ministeri è stata l’idea di fare funzionare la centrale a gas a singhiozzo.
“Stiamo facendo una battaglia giustissima a tutela della salute, dell’ambiente e dello sviluppo del territorio. Inoltre, non mi capacito che la realizzazione del metanodotto porti danno ad attività medio piccole come quelle nautiche e non, già presenti sul territorio. Lo considero inaccettabile perché il livello occupazionale è a favore della prospettiva di valorizzazione della nautica e portualità”, commenta il Sindaco.
Il Comune, quindi, evidenzia la rilevanza ambientale, occupazionale e territoriale della questione, aggiungendo che “è molto grave che si diano problemi ingenti a piccoli imprenditori che per noi e per l’idea che abbiamo per la Monfalcone del domani sono essenziali”.
In Conferenza Stampa sono infatti intervenuti tre imprenditori a testimoniare la preoccupazione per la situazione: i rappresentanti delle aziende Nautec, Lepanto e MMX Technology.
Maria Garonzi, socio di Marina Lepanto, commenta: “siamo sul territorio da 18 anni, abbiamo messo tutte le nostre forze per arrivare a questo punto. Che ci venga tolto ciò che è nostro di diritto è un’ingiustizia sociale: non sappiamo quale potrà essere il valore della nostra marina dopo”.
Alberto Cattaruzza, amministratore delegato di Ocean marine aggiunge “il progetto porta a un esproprio anche fisico di parte dei nostri piazzali, che è danno gravissimo. È anche illogico dal punto di vista ingegneristico. Ocean si affida al sindaco e agli avvocati perché il progetto venga fortemente rivisitato”.
Enrico Olimpo di MMX Technology esprime il suo dissenso: “abbiamo paura che il progetto rallenti o ci debba portare addirittura a rivisitare le nostre idee iniziali”.
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