Caso Martina Oppelli: Cappato e coloro che l'hanno aiutata ad andare in Svizzera pronti ad autodenunciarsi
Si autodenunceranno a Trieste Marco Cappato e i disobbedienti civili che hanno aiutato Martina Oppelli ad andare in Svizzera per porre fine con il sucidio medicalmente assistito alle sue sofferenze. L’autodenuncia avverrà giovedì 26 marzo presso la Questura Trieste in via Matteo Demenego e Pierluigi Rotta 2 alle ore 9.30 A 8 mesi dalla morte in Svizzera della triestina Martina Oppelli, affetta da sclerosi multipla da oltre 20 anni, c’è una svolta nella vicenda giuridica che riguarda il suo caso: Marco Cappato e le altre 3 persone che hanno aiutato la donna ad andare all’estero per ricorrere al suicidio assistito hanno deciso di autodenunciarsi a Trieste. L’appuntamento è per giovedì 26 marzo presso la Questura Trieste in via Matteo Demenego e Pierluigi Rotta 2 alle ore 9.30. Le motivazioni verranno rese note durante una conferenza stampa sempre giovedì 26 marzo alle 11, al Caffè San Marco. Saranno presenti:
MARCO CAPPATO, rappresentante legale dell’Associazione Soccorso Civile e Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni
FILOMENA GALLO, avvocata, Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni e legale di Martina Oppelli
CLAUDIO STELLARI e MATTEO D’ANGELO, attivisti dell’Associazione Soccorso Civile che hanno accompagnato Martina Oppelli in Svizzera
FELICETTA MALTESE, attivista di Soccorso Civile che ha fornito aiuto logistico al viaggio
Martina Oppelli aveva deciso di andare in Svizzera dopo 2 anni di battaglie legali e 3 dinieghi ricevuti dall'azienda sanitaria ASUGI nonostante la completa dipendenza dall’assistenza continuativa dei caregivers e da presidi medici (farmaci, catetere e macchina della tosse), secondo l’azienda sanitaria non era sottoposta ad alcun trattamento di sostegno vitale (1 dei 4 requisiti previsti dalla sentenza della Corte costituzionale sul caso Dj FaboCappato per poter accedere alla morte volontaria assistita in Italia). Oltre alle diverse diffide e messa in mora nei confronti della ASUGI, Martina Oppelli prima di andare in Svizzera, aveva depositato una denuncia-querela nei confronti dell’azienda sanitaria locale triestina che per tre volte le ha negato l’accesso al “suicidio medicalmente assistito.
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