mercoledì 26 agosto 2026
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Cronaca

Siulp: “Violenza contro le divise e segnali pericolosi, così si indebolisce la tutela dello Stato” (VIDEO)

Luca Marsi·
Siulp: “Violenza contro le divise e segnali pericolosi, così si indebolisce la tutela dello Stato” (VIDEO)

Francesco Marino, rappresentante del Siulp, ha partecipato alla diretta di Trieste Cafe dedicata all’emergenza sicurezza soffermandosi su un tema particolarmente delicato, capace di incidere in profondità sul clima cittadino e sul lavoro quotidiano di chi opera in prima linea: la violenza contro i pubblici ufficiali e il segnale che passa quando questa viene percepita come attenuabile o addirittura non punibile.

La divisa come bersaglio e come simbolo
Nel suo intervento, Marino ha chiarito che il tema non riguarda soltanto singoli episodi o singole sentenze, ma un fenomeno più ampio che coinvolge il valore stesso della divisa. La divisa, ha spiegato, non rappresenta solo una persona, ma lo Stato, le istituzioni, il patto di convivenza che regola la vita civile. Quando viene colpita, non è mai un fatto neutro. È un atto che ha un peso simbolico e sociale enorme.

Proprio per questo, Marino ha espresso forte preoccupazione rispetto al messaggio che può derivare da interpretazioni che aprono alla possibilità di considerare alcune aggressioni come fatti di “lieve entità”, fino ad arrivare, in determinati casi, alla non punibilità. Un concetto che, nel dibattito pubblico, rischia di essere sottovalutato, ma che per chi lavora sulla strada ha conseguenze molto concrete.

Il passaggio che allarma: “metto le mani addosso alla divisa”
Marino ha voluto semplificare il ragionamento per renderlo immediatamente comprensibile. Il punto, spiegato in diretta, è questo: se passa l’idea che si possa mettere le mani addosso a un pubblico ufficiale e che questo comportamento possa essere valutato come di scarsa entità, il segnale che arriva all’esterno è devastante. Non si parla di una riduzione di pena, ma della possibilità che il fatto venga considerato non punibile.

Questo, nella lettura di Marino, rappresenta una soglia pericolosa. Perché se la soglia si abbassa, si abbassa anche il freno psicologico che trattiene molti dal compiere gesti violenti. La deterrenza non è fatta solo di leggi scritte, ma di percezione. E la percezione, quando cambia, cambia rapidamente anche i comportamenti.

Non solo poliziotti: il concetto di pubblico ufficiale
Un altro aspetto sottolineato riguarda l’estensione del concetto di pubblico ufficiale e di incaricato di pubblico servizio. Marino ha ricordato che non si parla solo di poliziotti, ma di una platea più ampia di persone che svolgono funzioni pubbliche o di interesse collettivo. Questo rende il problema ancora più ampio e strutturale, perché coinvolge diversi ambiti della sicurezza e dei servizi.

Nel momento in cui la tutela giuridica di queste figure appare indebolita, l’intero sistema di garanzie rischia di incrinarsi. Non è una questione corporativa, ha precisato Marino, ma una questione di equilibrio sociale.

Il doppio effetto: chi lavora più esposto, chi aggredisce più sicuro
Secondo Marino, il rischio principale è un doppio effetto perverso. Da un lato, chi indossa una divisa o svolge un servizio pubblico si sente più esposto, più vulnerabile, meno tutelato. Dall’altro, chi aggredisce può sentirsi più sicuro, più legittimato, più libero di spingersi oltre.

Questo squilibrio, ha spiegato, incide direttamente sulla qualità del lavoro delle forze dell’ordine e di tutti gli operatori coinvolti. Lavorare sapendo che la tutela può essere percepita come debole aumenta lo stress, la tensione e la difficoltà di intervento, soprattutto in contesti già complessi come quelli descritti nella trasmissione.

Il legame con l’emergenza sicurezza in città
Marino ha collegato questo tema al quadro più ampio emerso durante la diretta: accoltellamenti, risse, aggressioni diffuse. In una città dove la violenza sembra crescere e spostarsi da zone circoscritte a un’area sempre più ampia, ogni segnale conta. E i segnali che arrivano dal sistema normativo e giudiziario, ha sottolineato, devono essere chiari e coerenti con l’esigenza di tutela.

Se il messaggio percepito è che la violenza contro chi rappresenta lo Stato può essere minimizzata, allora il rischio è di alimentare ulteriormente quel senso di impunità già denunciato in altri passaggi della diretta.

Una questione che va oltre il singolo caso
Nel suo intervento, Marino ha evitato di concentrarsi su casi specifici, proprio per non ridurre il problema a una polemica contingente. Il suo è stato un ragionamento di sistema. Il punto non è discutere una singola decisione, ma interrogarsi sull’effetto cumulativo di certi orientamenti e sulla loro ricaduta nella vita reale.

Per chi opera ogni giorno sul territorio, ha spiegato, queste dinamiche non sono astratte. Si traducono in maggiore difficoltà operativa, in un clima più teso e in una crescente distanza tra chi è chiamato a far rispettare le regole e chi le infrange.

Il segnale che lo Stato deve dare
Il messaggio finale di Marino è netto: lo Stato deve dare segnali chiari e inequivocabili sulla tutela delle divise e dei pubblici ufficiali. Non per spirito punitivo, ma per garantire sicurezza a tutti. Perché una divisa tutelata non protegge solo chi la indossa, ma l’intera comunità.

In un contesto già segnato da episodi violenti e da una percezione di insicurezza crescente, indebolire la tutela simbolica e concreta di chi rappresenta lo Stato significa aggiungere un ulteriore fattore di fragilità. Un rischio che, secondo quanto emerso in diretta, Trieste non può permettersi.

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