Liliana Resinovich, la verità nei capelli? Quarto Grado svela la nuova analisi del DNA

Gianluigi Nuzzi e la sua squadra tornano a far luce sulla morte di Liliana Resinovich: al centro della puntata, l’ipotesi che la verità possa nascondersi nei capelli trovati sul corpo della donna. Ma ci sono dubbi su contaminazioni e limiti scientifici.
Contaminazione o prova decisiva? Durante l’ultima puntata di Quarto Grado, andata in onda venerdì 22 marzo 2025 su Retequattro, l’attenzione si è concentrata su un elemento chiave dell’indagine: le formazioni pilifere ritrovate sul corpo e all’interno dei sacchi che contenevano Liliana Resinovich. Secondo quanto riportato in studio, infatti, tra le criticità più evidenti c’è il rischio di contaminazione. Diverse immagini mostrano operatori senza cuffia durante i sopralluoghi e le prime fasi di analisi, sollevando dubbi su quanto quelle tracce possano essere considerate affidabili.
Il parere dell’esperta: poca fiducia nel DNA nucleare L’esperta in studio ha spiegato che capelli e peli contengono quantità minime di DNA nucleare, spesso insufficienti per identificare un profilo genetico completo. In molti casi, infatti, queste tracce non consentono un'identificazione personale precisa, soprattutto se il bulbo non è integro o non sufficientemente “ricco” di cellule.
La nuova frontiera: il Next Generation System Nonostante le difficoltà, la professoressa Cristina Cattaneo – nominata per riesaminare il caso – ha proposto l’utilizzo di una tecnologia all’avanguardia: il Next Generation System (NGS). Questo sistema permette di sequenziare il DNA mitocondriale, che può essere analizzato anche in assenza del bulbo, partendo dal solo fusto del capello. Si tratta però, come emerso nel programma, di una tecnica non ancora ufficialmente validata, quindi non accreditata per uso processuale.
Polizia e Carabinieri pronti all’analisi Nonostante il limite legale, Quarto Grado ha sottolineato come sia la Polizia di Stato che i Carabinieri siano attrezzati per effettuare questo tipo di analisi. Se i risultati dovessero risultare coerenti e affidabili, potrebbero comunque essere utilizzati all’interno del procedimento, supportati da un percorso analitico sperimentale che ne dimostri la validità.
Il possibile valore probatorio Pur non essendo riconosciuto ufficialmente come metodo standard, il DNA mitocondriale può comunque fornire informazioni preziose: colore, lunghezza, diametro e struttura delle fibre pilifere possono aiutare a escludere o includere profili compatibili con soggetti noti all'inchiesta. In studio è stato ricordato come alcuni peli ritrovati fossero “incolori” e “diversi dagli altri”, con alcune tracce di bulbo: elementi che potrebbero rivelarsi cruciali se collegati al giusto contesto probatorio.
Un passo in più verso la verità La sensazione generale emersa dalla trasmissione è che nonostante i limiti tecnici e processuali, ogni pista vada battuta. La speranza è che le nuove analisi possano fornire elementi che avvicinino finalmente a una verità tanto attesa quanto dolorosa. Anche se non sarà facile, come ha sottolineato più volte Gianluigi Nuzzi, il tempo della chiarezza potrebbe non essere poi così lontano. foto sebastiano visintin
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