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Cronaca

La triestina sui crostoli: “Psicologicamente rinata, è il mio momento. ne mangerei 100 chili al giorno”

Luca Marsi·
La triestina sui crostoli: “Psicologicamente rinata, è il mio momento. ne mangerei 100 chili al giorno”

A Trieste il Carnevale non arriva con una data: arriva con un profumo. Quello dei crostoli, lo zucchero a velo nell’aria e la certezza che, per qualche settimana, ogni regola alimentare verrà sospesa con decreto popolare non scritto. Ma quest’anno, ad anticipare l’atmosfera, ci ha pensato una triestina che in poche righe ha raccontato, meglio di qualsiasi manifesto, lo spirito autentico della città quando scatta la stagione dei dolci di Carnevale.

La sua dichiarazione è semplice, sfacciata e irresistibilmente triestina: “psicologicamente sono fuori di testa”, ma anche “tutta contenta”, perché finalmente è arrivato “il momento dei crostoli”. E da lì la frase che ha fatto ridere e annuire mezza città: “ne mangerei 100 chili al giorno”.

La confessione che ha acceso Trieste: “ora è il mio momento”

Nel racconto della triestina non c’è solo fame. C’è una specie di liberazione. Perché a Trieste il Carnevale è anche un reset emotivo: si esce da gennaio, ci si scrolla di dosso la malinconia invernale e si trova una felicità elementare, quasi infantile, fatta di cose semplici. Tipo un sacchetto caldo di crostoli.

E infatti lei lo dice chiaramente: questo è il suo momento. Come se il resto dell’anno fosse solo un’attesa silenziosa, e finalmente il calendario avesse concesso il via libera alla missione: rimpinzarsi senza chiedere scusa a nessuno.

Crostoli come religione laica: Trieste capisce e approva

A rendere la sua uscita così perfetta è il fatto che suoni familiare. Non è solo un’esagerazione social: è una fotografia. Perché chi vive a Trieste sa benissimo che, quando iniziano a comparire i primi crostoli nelle vetrine, succede sempre la stessa cosa.

Prima li guardi. Poi dici “solo un etto”. Poi ne prendi due etti “tanto xe per casa”. E alla fine li finisci in macchina, ancora prima di arrivare a casa, con lo zucchero a velo sulla giacca come prova del reato.

La triestina lo dice a voce alta: quello che molti fanno sottovoce.

“Ne mangerei 100 chili”: l’iperbole che diventa manifesto

La frase è enorme. Ridicola. Meravigliosa. Eppure funziona perché descrive l’essenza del crostolo: un dolce leggero, traditore, che ti dà l’illusione di non pesare niente. E invece pesa eccome, ma troppo tardi.

“Ne mangerei 100 chili al giorno” è la versione triestina del “non riesco a fermarmi”. È la dichiarazione di appartenenza a quella categoria di persone che, davanti ai crostoli, perdono dignità e si sentono finalmente vive.

Carnevale a Trieste: la scusa ufficiale per perdere il controllo

Il bello è che a Carnevale non serve nemmeno difendersi. In altri periodi ti vergogni, fai finta di stare attento, parli di dieta. A Carnevale no: Trieste ti assolve.

Il crostolo diventa la giustificazione universale. E la triestina lo interpreta alla perfezione: non si limita a dire “mi piacciono”, ma li vive come un evento emotivo, un rito, una terapia, un’esplosione di gioia.

Una triestina, una frase, una città intera dentro

Alla fine, questa storia è semplice: una triestina si è lasciata andare, ha detto quello che pensa davvero e in cambio ha ottenuto la cosa più triestina possibile: una città che ride, commenta e, soprattutto, capisce perfettamente.

Perché a Trieste certe emozioni non passano dai grandi discorsi. Passano da una frase al volo, detta con ironia e fame, e da un sacchetto di crostoli che profuma di Carnevale.

E forse ha ragione lei: questo è il momento.

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