La “remigrazione”: la proposta di Polidori per gli stranieri che delinquono (VIDEO)
Durante il suo intervento, Polidori introduce un termine che definisce sempre più attuale: remigrazione.
Secondo lui, quando uno straniero commette reati in modo ripetuto, la risposta non può essere il rilascio immediato, ma un provvedimento radicale: il ritorno obbligatorio nel Paese d’origine, senza possibilità di rientro.
Lo esprime con parole nette: “prenderlo, spedirlo nel proprio Paese e buttar via le chiavi”.
Una posizione che nasce dall’esasperazione del territorio
Polidori non presenta la remigrazione come gesto punitivo fine a sé stesso, ma come conseguenza di una situazione in cui, nella sua visione, la popolazione è esasperata e il sistema non garantisce risposte.
Il caso di via Gambini è per lui l’esempio più evidente di questa dinamica.
«Non è razzismo, è risposta a una criticità»
Polidori chiarisce che la sua posizione non nasce da motivazioni ideologiche, ma da una lettura della realtà della città: comportamenti ripetuti, reati quotidiani, danneggiamenti, aggressioni verbali.
In questo quadro, sostiene che la remigrazione sarebbe una risposta di buon senso per tutelare la collettività.
Quando il sistema non funziona, serve un’alternativa netta
La proposta di Polidori si inserisce nel suo discorso più ampio sulla necessità di riforme legislative. Se una persona viene arrestata ogni giorno e ogni giorno liberata, allora – sostiene – il sistema non sta proteggendo i cittadini.
Secondo Polidori, la remigrazione rappresenta uno strumento decisivo per interrompere cicli di reati ripetuti e ristabilire le condizioni di sicurezza nelle aree più fragili.
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