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Cronaca

Ippodromo, “Non è simbolo d’abbandono”: FIDAL replica ad accuse di Ramazzina su impianto di lancio

Luca Marsi·
Ippodromo, “Non è simbolo d’abbandono”: FIDAL replica ad accuse di Ramazzina su impianto di lancio

Dopo le dichiarazioni rilasciate da Ricky Ramazzina su Trieste Cafe, in cui il nuovo impianto per il lancio del giavellotto all’interno dell’ippodromo di Montebello veniva definito come un “simbolo dell’abbandono”, arriva oggi la puntuale replica del Comitato Provinciale FIDAL di Trieste, firmata dal presidente Fausto Salvador.

Secondo la FIDAL, le affermazioni diffuse pubblicamente sono “non verificate e imprecise”, e rischiano di minare il valore di un progetto utile, sicuro e già attivo. L’intervento intende ristabilire la verità dei fatti e invitare al dialogo chi ha sollevato perplessità.

Un progetto approvato e conforme ai regolamenti

La struttura per i lanci, spiegano dal Comitato, è stata realizzata con l’approvazione del Comune di Trieste – Assessorato allo Sport, ed è frutto di un tavolo tecnico con la Dirigenza dell’Ippodromo di Montebello, il Settore Impianti Sportivi del Comune e la FIDAL Trieste.

Si tratta di un impianto conforme ai regolamenti World Athletics per quanto riguarda dimensioni, protezioni e drenaggi, progettato per colmare una carenza nota nella città: l’assenza di spazi adeguati per gli allenamenti di lancio.

La gabbia è utilizzata, ma la rete viene abbassata per sicurezza

Uno dei punti al centro delle polemiche riguardava la rete visibilmente abbassata, indicata come segno di inattività. A questo proposito, la FIDAL chiarisce che la rete viene sollevata solo durante le sessioni di allenamento e abbassata successivamente, per evitare danni da vento o intemperie, come avviene in tutti i campi di atletica europei.

L’impianto è attivo dal 20 maggio, a seguito di regolare collaudo, e le sedute di allenamento si svolgono il martedì e il giovedì, dalle 15:30 alle 19:00, in assenza di attività ippica, con presenza di tecnici FIDAL abilitati.

Il caso del cinghialetto: nulla a che vedere con l’atletica

Sull’episodio che ha visto un cucciolo di cinghiale incastrarsi nella rete durante la notte tra il 1° e il 2 giugno, la FIDAL risponde con fermezza: l’accaduto non è legato all’uso dell’impianto, ma alla presenza di fauna selvatica che, come noto, a volte si spinge dal Carso fino in città.

La rete era abbassata, e l’animale sarebbe entrato da una breccia nel perimetro esterno, non certo per responsabilità del mondo dell’atletica.

“Nessuno staff, solo due operatori per alzare la rete”

La lettera si chiude con un invito aperto al dialogo. Il presidente Salvador propone al dott. Ramazzina un sopralluogo congiunto per verificare di persona:

  • i tempi e le modalità di utilizzo della rete (che richiedono solo due persone in pochi minuti, non “uno staff”);
  • le misure di sicurezza adottate;
  • l’impatto positivo del nuovo impianto per tanti giovani atleti triestini, soprattutto quelli senza possibilità di spostarsi fuori provincia.

“Collaborazione, non contrapposizione”

La posizione espressa dalla FIDAL è netta ma pacata. Nessuna volontà di polemica, ma un forte richiamo alla cooperazione per il bene dell’intera comunità sportiva triestina. L’auspicio è che l’ippodromo di Montebello possa essere vissuto come un bene comune, dove ippica e atletica convivono nel rispetto reciproco e condivisione degli spazi.

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