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Cronaca

Il Carnevale a Trieste non è solo maschere: cosa si mangia davvero

Luca Marsi·
Il Carnevale a Trieste non è solo maschere: cosa si mangia davvero

A Trieste il Carnevale non si annuncia solo con colori e sfilate. Si riconosce dal profumo che esce dalle cucine e dai forni. Prima ancora dei coriandoli, arrivano i dolci. E non sono mai casuali.

Il Carnevale triestino ha una sua grammatica precisa fatta di crostoli, frittole e chifelleti di patate. Tre nomi, tre consistenze diverse, una sola certezza: quando compaiono, il periodo è iniziato.

Crostoli: sottili e diretti

I crostoli a Trieste non sono morbidi né gonfi. Devono essere sottili, friabili, quasi asciutti. Si spezzano con un rumore netto e si spolverano con zucchero a velo senza eccessi.

Non sono decorativi, non sono reinventati. Restano fedeli alla loro forma semplice, come sono sempre stati.

Frittole: compatte e riconoscibili

Le frittole hanno un carattere diverso. Più piene, più sostanziose, fritte e poi passate nello zucchero. Non inseguono la perfezione estetica e non cercano di diventare altro.

Sono il dolce che riempie la cucina di calore. Non leggero, non delicato, ma autentico.

Chifelleti di patate: la versione triestina senza alternative

A Trieste i chifelleti sono di patate. Fritti, modellati a mano, più compatti rispetto ad altri dolci di Carnevale. Non sono biscotti e non sono krapfen. Sono una preparazione domestica che non ha mai cercato compromessi.

Non hanno bisogno di spiegazioni, perché fanno parte della tradizione quotidiana.

E il salato non sparisce

Una particolarità del Carnevale triestino è che il salato non viene messo da parte. Tra un dolce e l’altro, la tavola resta concreta. Piatti come la jota continuano a essere presenti, senza che qualcuno si chieda se sia il momento giusto.

A Trieste le feste non cancellano le abitudini. Le accompagnano.

Una cucina che non si reinventa

Altrove il Carnevale può diventare laboratorio di nuove versioni, reinterpretazioni, varianti moderne. A Trieste no. I dolci restano riconoscibili, stabili, coerenti.

Non è una resistenza al cambiamento. È continuità.

Cosa si mangia davvero

Si mangiano crostoli sottili, frittole compatte, chifelleti di patate. Si mangia senza trasformare, senza complicare. Si mangia come si è sempre fatto.

E forse è proprio questo il tratto più autentico del Carnevale triestino: non ha bisogno di stupire, perché sa di essere già riconoscibile.

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