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Cronaca

“Ho trovato questa foto in un libro usato: ricordo di Trieste, voglio restituirlo”, appello social

Luca Marsi ·
“Ho trovato questa foto in un libro usato: ricordo di Trieste, voglio restituirlo”, appello social

A volte la vita fa un regalo silenzioso. Non arriva con i fuochi d’artificio, ma con un foglio leggero, una fotografia dimenticata tra le pagine, un frammento di passato che torna a respirare. È quello che è successo a Alessia , che racconta di essere di Pistoia e di aver acquistato un libro usato. Dentro, come segnalibro improvvisato dal destino, ha trovato una foto che sembra appartenere a Trieste.

Non una foto qualunque: uno di quei ricordi che non hanno prezzo e che, per chi li ha vissuti, sono come una piccola finestra aperta sul cuore.

La foto: una classe di Trieste, anno scolastico 1972-1973
Nell’immagine si vede una classe di bambini, in posa ordinata, con quegli sguardi tipici delle fotografie di scuola di una volta: seri, curiosi, un po’ timidi. Sotto, la scritta che rende tutto inconfondibile e potentissima:
“Scuola elementare ‘V. Giotti’ – Trieste. Anno scolastico 1972-1973.”

Un’istantanea che ha più di mezzo secolo. Una fotografia che probabilmente, per qualcuno, significa tutto: un’infanzia, una maestra, un compagno di banco, la cartella, l’odore dei corridoi, i grembiuli, il primo giorno di scuola.

“Sicuramente il proprietario o la proprietaria è di Trieste”
Nel suo messaggio, Alessia scrive che è convinta che il proprietario o la proprietaria della foto sia triestino. E che per lei quel pezzo di memoria non può restare lì, fermo e muto, chiuso in un libro che ha viaggiato lontano. Vuole fare l’unica cosa che davvero conta quando si trova qualcosa di così personale: restituirlo.

Per questo ha lanciato un appello, chiedendo se qualcuno si riconosce o riconosce qualcuno nella foto: “mi contatti”.

Un appello che vale più di una foto: vale una vita intera
Perché una foto così non è carta. È un tempo che non c’è più, ma che quando riappare ti colpisce come una carezza improvvisa. È possibile che quei bambini oggi abbiano più di sessant’anni. Che qualcuno sia nonno, qualcuno padre, qualcuno magari non ci sia più. E proprio per questo, quel ricordo è prezioso.

C’è chi potrebbe riconoscere un volto e dire: “quello sono io”. C’è chi potrebbe riconoscere il proprio fratello, la propria mamma, il papà da bambino. E in un attimo, Trieste tornerebbe ad abbracciare un pezzo della propria storia, recuperandolo da un viaggio che l’ha portato fino a Pistoia.

Trieste, aiutiamo a far tornare a casa quel ricordo
È un appello semplice, ma potentissimo: riportare quel frammento di vita al suo proprietario. Perché certe cose non si buttano, non si perdono, non restano anonime. Sono parte di qualcuno.

E allora, se in quella foto riconoscete un volto, un compagno di classe, un parente, una storia, questo è il momento di farlo sapere. Perché a volte, restituire un ricordo significa restituire un pezzo di cuore.

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