Guardia di Finanza scopre a Trieste 7 lavoratori in nero nel settore della ristorazione: raffica di sanzioni!

Le Fiamme Gialle triestine, unitamente a funzionari della Struttura Complessa Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro dell’ASUGI – sede di Trieste, nell’ambito della pianificazione di controlli preordinati al contrasto dell’evasione fiscale e contributiva, nonché al rispetto della normativa in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, hanno scoperto 7 lavoratori in “nero” - nel settore della ristorazione - di cui 6 rider e 1 addetto alla cucina.
Al termine delle attività sono state irrogate sanzioni per circa 65.000 euro, suscettibili di riduzione in caso di regolarizzazione dei lavoratori in palese violazione della normativa giuslavoristica. Nel medesimo contesto è emerso, altresì, che i pagamenti di parte del personale non regolarizzato sono stati effettuati in contanti, ovvero in modo completamente non tracciato, secondo modalità non consentite dalla normativa in vigore. Per quanto riguarda l’applicazione della normativa relativa alla prevenzione per la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro - D.Lgs. n. 81/2008 sono emerse ulteriori irregolarità a seguito delle quali sono state emanate specifiche prescrizioni ritenute idonee a eliminare le situazioni di rischio riscontrate.
L’attività di vigilanza e controllo sul territorio svolta è finalizzata a garantire e rafforzare la tutela dei lavoratori, sia per quanto riguarda la regolarità della posizione contributiva, sia per la prevenzione di infortuni e malattie professionali che potrebbero manifestarsi per azioni od omissioni perpetrate dai datori di lavoro.
L’attività di collaborazione tra il personale dell’ASUGI e i militari della Guardia di Finanza ha permesso di estendere l’ambito dell’abituale attività ispettiva garantendo così maggior incisività ed evitando inutili sovrapposizioni delle iniziative ispettive.
Il lavoro nero, in particolare, arreca danni all’intero sistema economico nazionale, in quanto sottrae risorse all’Erario e compromette gli interessi dei lavoratori nonché la leale e sana competizione tra imprese.
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