Dipiazza e l’orgoglio triestino: dalle olive raccolte alla molitura, simbolo di radici e lavoro
Dopo la raccolta delle olive di ieri, Roberto Dipiazza è tornato questa mattina tra i profumi e i suoni del frantoio, dove il ritmo lento delle macine accompagna il compiersi di un gesto antico: la trasformazione del frutto in olio, del lavoro in memoria.
Sul suo profilo social, poche parole — «Al frantoio» — accompagnano le immagini delle cassette colme di olive, verdi e scure, lucide di pioggia e di sole. Fotografie che raccontano più di un discorso: la continuità tra la fatica, la tradizione e la dedizione di chi riconosce ancora valore alle cose vere.
una Trieste che si racconta nel lavoro
In un tempo dominato dalla fretta e dalle parole leggere, la semplicità di questo gesto diventa un racconto civile. Dipiazza, da sempre uomo concreto e vicino alla vita quotidiana della città, ha voluto testimoniare con naturalezza l’importanza della terra, del lavoro e dell’identità.
La raccolta di domenica e la molitura di oggi sono due momenti che si saldano in una stessa immagine: quella di una Trieste che lavora, produce, resiste e che, anche nelle mani di chi l’ha amministrata per anni, continua a riconoscersi nella concretezza dei gesti quotidiani.
il valore silenzioso delle cose fatte bene
Non servono grandi parole per raccontare la forza di un rito che si ripete ogni autunno. Le olive raccolte, ordinate nelle ceste verdi, parlano da sole: raccontano la pazienza, la precisione, la cura.
Nell’aria del frantoio si respira la stessa energia che da sempre anima la città — un equilibrio di sobrietà e impegno, di lavoro e appartenenza, di orgoglio silenzioso che diventa testimonianza collettiva.
È la Trieste del fare, della dedizione, della mano ferma e dello sguardo lungo.
dal frutto al simbolo: il senso di una comunità
Quel filo d’olio che scende lucente dai macchinari racchiude un intero modo di vivere. È il risultato di una tradizione che non è folclore, ma educazione alla pazienza e alla responsabilità.
Dipiazza, nel gesto di accompagnare la sua raccolta fino alla spremitura, consegna un’immagine di sé coerente con l’idea di città che rappresenta: concreta, fedele alle radici, orgogliosa del proprio lavoro.
In questo piccolo rito quotidiano si riflette una Trieste che, pur cambiando, resta se stessa.
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