mercoledì 26 agosto 2026
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Cronaca

Area edifici Ater di via Boito verso la completa riqualificazione all'insegna della sostenibilità (FOTO)

Luca Marsi·
Area edifici Ater di via Boito verso la completa riqualificazione all'insegna della sostenibilità  (FOTO)

L’area degli edifici Ater di via Boito si prepara a una completa riqualificazione, uno degli interventi più importanti degli ultimi nell’ambito dell’edilizia sovvenzionata a Trieste, presentato questa mattina sul posto.

Le opere si inseriscono nel progetto SUPERSHINE, che, finanziato con i fondi Horizon Europe 2021-2027, si pone come obiettivo principale il rinnovamento energetico degli edifici ERP in tre distretti pilota in Europa. Per l’Italia, il sito pilota è stato individuato, appunto, nel complesso Ater di via Boito a Trieste. Grazie al ricorso di metodologie innovative, già sperimentate a livello europeo (NEB), l'intervento di riqualificazione, che prevede la demolizione e la ricostruzione di otto edifici, punterà su nuove soluzioni tecnologiche e residenziali all’insegna del risparmio energetico, della tutela dell’ambiente e, allo stesso tempo, della vivibilità degli spazi.

Nel dettaglio, gli obiettivi e gli impatti del progetto SUPERSHINE assisteranno e sosterranno la Commissione Europea nell’attuazione del Green Deal europeo.
Grande attenzione sarà riservata alla ristrutturazione dell'edilizia sociale, per aiutare le famiglie che faticano a pagare la bolletta energetica. I distretti del faro SUPERSHINE saranno caratterizzati da edifici efficienti dal punto di vista energetico, mobilità a basse emissioni di carbonio, reti intelligenti, gestione efficiente dell’acqua e dei rifiuti, il tutto sostenuto da tecnologie reattive che ottimizzano le risorse promuovendo al contempo benessere e stili di vita sostenibili.
SUPERSHINE adotterà una strategia integrata con questi principi chiave: efficienza energetica, accessibilità, decarbonizzazione e integrazione delle rinnovabili, pensiero del ciclo di vita e circolarità, elevati standard sanitari e ambientali promuovendo comportamenti energetici sostenibili. E ancora punterà sull’affrontare insieme alle persone la duplice sfida della transizione verde e digitale, con il rispetto dell'estetica e della qualità architettonica.
Le principali aree di intervento riguardano: rafforzare l'informazione e gli incentivi affinché proprietari e inquilini pubblici e privati intraprendano ristrutturazioni migliorando al contempo la partecipazione della comunità o ispirando nuovi modelli di comportamento dei cittadini, garantire finanziamenti adeguati e ben mirati sostenendo soluzioni finanziarie innovative dal basso verso l'alto come i partenariati pubblico-privati (PPP) e gli appalti pubblici verdi (GPP) e collaborando con le piccole e medie imprese (PMI) locali innovative, promuovere interventi di ristrutturazione globali ed integrati, rendere l'ecosistema edilizio adatto a realizzare ristrutturazioni sostenibili, basate su soluzioni circolari, sull'uso e il riutilizzo di materiali sostenibili e sull'integrazione di soluzioni basate sulla natura , riducendo al contempo le emissioni di carbonio dell'intero ciclo di vita.

“Oggi via Boito rappresenta uno dei progetti più importanti che Ater Trieste si accinge ad avviare, in termini di contenuti, creatività, innovazione e partecipazione della comunità - dichiara il presidente di Ater Trieste Riccardo Novacco - e rivolge un’attenzione particolare agli spazi verdi affinché siano usufruibili da tutti. Si tratta di una demolizione completa e successiva ricostruzione di 8 edifici di modesta qualità che non avrebbe senso rigenerare, considerando pure che sono stati edificati oltre settant’anni fa ai tempi del Governo militare alleato. Dagli attuali 120 alloggi di dimensioni minime, se ne otterrà un numero inferiore, 80 al massimo, ma in linea con le attuali esigenze familiari e dotati di tutti i confort abitativi. I posti auto pertinenziali saranno posizionati al piano terra, evitando scavi che potrebbero non solo sconvolgere l’eco sistema, ma creare le ben note criticità legate all’abbandono di masserizie o diventare luogo di ritrovo per attività illecite, come già successo in altre zone periferiche della città”.

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