Altro che sogno, qui è realtà: Trieste come Eden secondo un triestino senza freni
Per lui non esiste confronto, non esiste alternativa, non esiste nemmeno il dubbio. Trieste non è solo la città più bella del mondo: è l’unico luogo sensato dove vivere. Tutto il resto è contorno, compromesso, errore geografico. Lo dice con una convinzione così totale che non sembra un’opinione, ma una verità universale ancora non riconosciuta dall’umanità.
Qui si vive, altrove si sopravvive
Secondo questo triestino, vivere a Trieste non è una scelta ma una forma di privilegio cosmico. Mare, vento, pietra, storia, silenzi e improvvisi slanci emotivi si mescolano in un equilibrio che lui considera perfetto. Chi nasce qui è fortunato, chi arriva è illuminato, chi se ne va semplicemente non ha capito nulla.
Eden con la bora incorporata
Trieste, nel suo racconto, diventa un paradiso terrestre con vista sull’Adriatico, un Eden dove al posto del serpente c’è la bora e al posto delle mele ci sono i caffè storici. Ogni strada è un segno del destino, ogni tramonto una conferma, ogni giornata un motivo in più per chiedersi come sia possibile vivere altrove senza sentire una lieve, costante mancanza.
Un amore che sfiora l’ossessione
Non lo dice mai apertamente, ma lo si capisce. L’amore per Trieste non è razionale, è viscerale, assoluto, totalizzante. È quell’amore che non ammette repliche, che non cerca approvazione, che non ha bisogno di essere spiegato. Chi non capisce, semplicemente non è pronto.
La città come stato mentale
Per lui Trieste non è solo un luogo fisico. È uno stato mentale, una condizione dell’anima, una lente attraverso cui guardare il mondo. Vivere qui significa essere nel posto giusto anche quando tutto il resto sembra sbagliato. È convinzione, fede urbana, poesia quotidiana.
Un sogno che secondo lui dovrebbe essere obbligatorio
Tutti dovrebbero vivere a Trieste. Tutti dovrebbero almeno sognare di farlo. Non lo propone come consiglio, ma come necessità morale. Perché, nella sua visione, questo angolo di mondo non è solo casa: è destinazione finale.
E mentre lo ascolti parlare, capisci che forse esagera. O forse no. Ma una cosa è certa: quando un triestino ama così la sua città, non è follia. È semplicemente Trieste che parla attraverso di lui.
foto sebastiano visintin
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