Acqua dolce sotto il fondale dell'Alto Adriatico: la nave "Laura Bassi" completa la missione per mappare le riserve profonde

Mappare gli acquiferi a oltre 400 metri sotto il fondale marino, nel tratto di costa compreso tra Jesolo e Lignano. Si è conclusa con successo la spedizione oceanografica condotta a bordo della nave da ricerca "Laura Bassi" dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS), nell'ambito del progetto RESCUE, coordinato dall’Università degli Studi di Trieste.
Risorse idriche contro la siccità
In un contesto segnato da cambiamenti climatici, ondate di calore e crescente pressione sulle riserve idriche costiere, l'iniziativa mira a individuare falde acquifere profonde a bassa salinità. Queste risorse, sia a terra che offshore, potrebbero in futuro integrare le forniture per uso potabile, agricolo e industriale, riducendo al contempo i costi di desalinizzazione.
La campagna si è concentrata a circa 10 chilometri dalla costa, allineandosi tra il litorale veneziano di Jesolo e il delta del Tagliamento, al largo di Lignano. A bordo dell'imbarcazione hanno lavorato ricercatori e studenti di diversi enti d'eccellenza: OGS, Università di Trieste, Università di Pisa, CNR-ISMAR di Bologna, Università di Malta e il Monterey Bay Aquarium Research Institute (MBARI, California).
Tecnologia ed elaborazione dei dati
Durante la missione sono state applicate indagini geofisiche di sismica a riflessione per ottenere un'ecografia del sottosuolo marino. Per la prima volta, inoltre, sono state eseguite indagini elettromagnetiche per rilevare la presenza di acqua dolce, il tutto senza effettuare campionamenti fisici del fondale.
Come spiegato da Cristina Corradin (ricercatrice OGS e coordinatrice scientifica della spedizione) e Daniela Accettella (capomissione a bordo della Laura Bassi), i dati raccolti sono di ottima qualità, ma richiederanno diversi mesi di elaborazione in laboratorio prima di poter confermare con certezza la presenza degli acquiferi nell'Alto Adriatico.
«La raccolta di nuovi dati migliorerà la comprensione delle risorse idriche nella regione e contribuirà ad affrontare le carenze d'acqua associate al cambiamento climatico e agli eventi estremi» ha evidenziato il Prof. Michele Pipan dell’Università di Trieste, coordinatore del progetto RESCUE.
Le prospettive future
I risultati della spedizione mettono le basi per un secondo step: un progetto finanziato dall’associazione europea JPI Oceans (con il contributo del MUR e della Regione Friuli Venezia Giulia) che, sotto il coordinamento dell’Università di Malta, porterà ad effettuare un sondaggio diretto del sottosuolo in mare per confermare la presenza dell'acqua dolce. Si tratterà del primo intervento di questo genere in Europa.
Cos'è il progetto RESCUE
RESCUE (Resources in Coastal Groundwater Under Hydroclimatic Extremes) è un progetto cofinanziato dalla Partnership Water4All e dall’Unione Europea. Guidato dall'Ateneo triestino con OGS come partner principale, vede la partecipazione della University of Derby (Regno Unito), Ruden AS (Norvegia) e dell’Università di Malta.
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