La Cina abolisce la quarantena per gli stranieri
Cade anche l'ultima delle barriere che la Cina aveva eretto nell'inutile tentativo di fermare la diffusione del Covid. Dopo tre anni di isolamento e di restrizioni tra le più rigide al mondo, Pechino ha riaperto i confini ai viaggiatori internazionali che non dovranno più osservare un periodo di quarantena nei famigerati Covid hotel, anche se rimane l'obbligo di un tampone negativo da effettuare nelle 48 ore prima del viaggio. Le prime persone dall'estero ad arrivare in Cina dopo la soppressione, a mezzanotte, dell'obbligo di quarantena, ridotta nelle ultime settimane a cinque giorni, sono i 387 passeggeri di due voli provenienti da Singapore e Toronto, atterrati rispettivamente a Guangzhou e Shenzhen, scrive Al Jazeera, che ha raccolto commenti entusiastici di cinesi che finalmente possono viaggiare. Si calcola che con la riapertura della frontiera fra Hong Kong e la Cina metropolitana almeno 400.000 abitanti della città siano in procinto di mettersi in viaggio nelle prossime settimane. "Credo sia veramente una cosa buona che la politica (nei confronti del Covid) ora sia cambiata. E' più umana. Credo fosse un passo necessario", ha commentato all'Afp una donna interpellata all'aeroporto di Shanghai, in procinto di imbarcarsi su un volo per l'estero. A fine dicembre erano cadute le restrizioni ai viaggi dei cinesi che avevano preso d'assalto i siti di prenotazioni deserti dallo scoppio della pandemia nel 2020. E ora, alla vigilia del capodanno lunare, la festa più importante del Paese durante la quale milioni di persone si metteranno di nuovo in viaggio per riunirsi a familiari e amici all'interno del Paese o al di fuori dei confini, il mondo trema. Da settimane, con lo stop ai lockdown e alle misure poliziesche di distanziamento in seguito alle proteste popolari, si registra un'impennata dei contagi. Secondo la società di ricerca britannica Airfinity, ad oggi i nuovi casi di Covid in Cina sono 2,5 milioni al giorno e i morti 16.600. Il picco delle infezioni di questa ondata dovrebbe arrivare attorno al 13 gennaio con 3,7 milioni di casi quotidiani, quello dei decessi è previsto dieci giorni più tardi con 25 mila morti ogni giorno. Dati impossibili da verificare, per la consueta opacità dei vertici di Pechino nel fornire i numeri reali di contagi e vittime, ma che ha elevato l'allerta nei Paesi dell'Unione europea, costretti a fronteggiare il repentino cambiamento di linea passato dalla politica 'zero covid' difesa da esercito e polizia alla riapertura senza condizioni. "Ci sarà una prossima riunione del Comitato per la sicurezza sanitaria la prossima settimana, l'11 gennaio, sarà la prima occasione per gli Stati membri di riferire alla Commissione e agli altri sulle misure che stanno adottando", ha annunciato due giorni fa il portavoce della Commissione Ue Tim McPhie, interpellato sulla reale opportunità scientifica di effettuare test covid ai viaggiatori in partenza dalla Cina, sottolineando che c'è "un accordo sul fatto che tutti gli Stati membri dovrebbero mettere in atto misure di controllo per i passeggeri provenienti dalla Cina e diretti negli Stati membri. Ora spetta agli Stati membri mettere in atto tali misure il più rapidamente possibile". Intanto in Cina, la rimozione delle politiche draconiane anti Covid provoca le prime ripercussioni economiche sui lavoratori delle fabbriche dei presidi come i kit per i test. Un video postato online mostra violenti scontri tra operai di una fabbrica che produce tamponi e la polizia in assetto anti sommossa. Secondo l'autore del video, la protesta sarebbe conseguenza di licenziamenti nella fabbrica di produzione farmaceutica Zybio e del mancato pagamento di lavoratori. (ANSA). GA
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