mercoledì 26 agosto 2026
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Segnalazioni

I giovani scappano dall'Italia, quasi il 50% è under 34

Luca Marsi·
I giovani scappano dall'Italia, quasi il 50% è under 34

 Il 44% di chi ha lasciato l'Italia nel 2022 era un giovane tra i 18 e i 34 anni. Rispetto agli anni precedenti, due punti percentuali in più, dato che continua a crescere nonostante in generale, ancora per quest'anno, si sia rilevata, per la sola motivazione espatrio, un decremento delle partenze ufficiali. A dirlo è il 18/esimo Rapporto italiani nel mondo della Fondazione Migrantes, che rielabora così i dati dell'Anagrafe italiana, ma offre un ulteriore approfondimento in grado di far emergere la tendenza di lungo periodo: "L'Italia fuori dei confini nazionali - si legge - è costituita oggi da circa 6 milioni di cittadini e cittadine. L'analisi dei numeri incrocia la storia del Rapporto la cui prima edizione risale a diciotto anni fa. Una presenza cresciuta dal 2006 del +91%. Le italiane all'estero sono praticamente raddoppiate (+99,3%), i minori sono aumentati del +78,3% e gli over 65 anni del +109,8%. I nati all'estero sono cresciuti, dal 2006, del +175%, le acquisizioni di cittadinanza del +144%, le partenze per espatrio del +44,9%, i trasferimenti da altra Aire del +70%". Una fotografia che fa dire al capo dello Stato, Sergio Mattarella, in un messaggio, che la fuga dei cervelli è "una patologia" alla quale "porre rimedio", da cui l'invito alla classe politica a "individuare percorsi per garantire il ritorno in Italia". E il dato dell'Italia che va via "è preoccupante", osserva il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, intervenuto alla presentazione, "vuol dire che i giovani non trovano qui quello che cercano altrove e questo ci deve interrogare moltissimo pensando al futuro". Zuppi ricorda perciò il Pnrr "occasione da non sprecare" e si augura presto "un passaporto europeo". Poi, una ulteriore considerazione: "Parlare dell'accoglienza significa anche parlare di che cosa vogliamo, se la gestiamo bene, come deve essere gestita, è quella che ci permetterà un futuro più grande e anche doveroso considerando le capacità e la forza del nostro Paese e dell'Europa". Sull'azione dell'esecutivo in merito fornisce comunque rassicurazioni il ministro degli Esteri e vicepremier, Antonio Tajani, per il tramite dell'inviato speciale del governo italiano per la libertà religiosa, Davide Dionisi: "L'emigrazione italiana non solo continua, ma si caratterizza per la mobilità intellettuale, scientifica ed economica", "affinché non stia solo nell'indotto il ritorno dell'investimento fatto, formando cittadini che poi scelgono di mettere a frutto altrove le loro conoscenze come manager e ricercatori, l'Esecutivo ha messo in atto interventi che favoriscano rientri, reinserimenti e progetti di scambio e ricerca plurinazionali. Inoltre - ha aggiunto -, ha puntato anche sul ruolo dei media, tanto nazionali (Rai Italia, in particolare), quanto nei Paesi d'accoglienza per informare meglio chi sta fuori e realizzare un'informazione di ritorno". "C'è un dato che per me è motivo di ottimismo - segnala invece il Commissario europeo, Paolo Gentiloni -, un segnale che forse qualcosa sta cambiando. È il calo degli espatri negli ultimi due anni, nettamente inferiori rispetto a quanto si osservava fino al 2019. E l'aumento dei rimpatri dall'estero dei nostri connazionali. Meno italiani che lasciano l'Italia. Più italiani che decidono di rientrare. E forse non è casuale che questo sia coinciso con un periodo in cui l'economia italiana ha conosciuto una forte ripresa in seguito alla pandemia. Grazie anche alle politiche portate avanti a livello europeo - su tutte l'avvio di NextGenerationEU - il Pil è cresciuto del 12%, più di quanto non abbiano fatto le altre grandi economie europee". (ANSA) Y43-VN

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