mercoledì 26 agosto 2026
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Segnalazioni

«Finestre chiuse, occhi arrossati, gola in fiamme», il messaggio da Taranto che ricorda Servola

Luca Marsi·
Un'abitante di Taranto ha condiviso alcune foto della sua città accompagnate da una eloquente didascalia. Immediato il parallelismo con la situazione della Ferriera di Servola: se nella nostra splendida città la situazione si è risolta, lo stesso non si può dire per il capoluogo pugliese. Immagini e parole che dovrebbero far riflettere tutti noi.
 
«4 Luglio 2020, Taranto.
Questo è l'inferno dei viventi di cui parlava Calvino. Esiste, anche se molti fanno finta di non vederlo. Guardo dalla mia finestra ora e si sta alzando il vento che porta con sé qualche gocciolina di pioggia. Solo questo: acqua fredda e vento che profuma di terra bagnata. Nella città del mio cuore, a Taranto, quello che si vede è questo orrore. Quello che si respira è polvere di minerale di ferro mista a fumi velenosi. Il vento solleva queste polveri rosse dalla fabbrica e le getta sulla città, con violenza sprezzante, come a voler fare l'ennesimo dispetto. Finestre chiuse, occhi arrossati, gola in fiamme. È vita questa?
Vorrei portare i nostri politici, oggi, proprio adesso, e metterli tutti in fila lì, su quella strada o sotto la fabbrica e farli respirare a pieni polmoni. Tutti indistintamente, da destra a sinistra, al centro, fino giù a quelli che non si sono mai mossi dallo scantinato dorato dal quale continuano a pontificare su quanto sia strategica questa fabbrica e chiedere loro: 'quanto siete in grado di resistere voi? Quanto resisterebbero i vostri figli? E se fossero loro a respirare questo schifo, voi riuscireste a guardarvi ancora allo specchio sapendo di poter fare qualcosa per fermarlo?'
'L’inferno dei viventi non é qualcosa che sarà; se ce n’é uno é quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio'. (Italo Calvino)»
 

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