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Covid, Galli: 'Su sanitari sospesi si passa da eccesso rigidità a liberi tutti”

Luca Marsi·
 "Siamo nel momento in cui ci si dovrebbe vaccinare anche contro l'influenza e in cui certamente il personale sanitario è opportuno che si vaccini contro l'influenza. E questo atteggiamento permissivo nei confronti del rifiuto individuale a vaccinarsi da parte degli operatori è contro ogni logica ed evidenza scientifica". Per Massimo Galli, già direttore del reparto di Malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano, "è un capitolo talmente complicato" quello dell'obbligo vaccinale e delle situazioni che determina, no-vax a parte, "che forse bisognerebbe cominciare ad avere la capacità di affrontarlo caso per caso. Ma francamente - dice all'Adnkronos Salute - il liberi tutti no". Per l'esperto non è giusto consentire questo a "chi non si assume le proprie responsabilità nei confronti dei suoi stessi pazienti, avendo un atteggiamento di nonchalance e rifiuto incentrato su motivazioni personali, non giustificate da cause di forza maggiore ma semplicemente di tipo ideologico". L'infettivologo commenta così l'annuncio del ministro della Salute, Orazio Schillaci, su un provvedimento in arrivo che consentirà il reintegro in servizio del personale prima del termine di scadenza della sospensione. E sottolinea: "E' vero che il sistema ha presentato delle rigidità. Ora però si passa ad un atteggiamento di tolleranza assoluta", che l'esperto non approva. Il rifiuto del vaccino, riflette Galli, "è sconcertante ancor di più in quanto proveniente da medici che dovrebbero avere la cultura scientifica per sapere" quanto è importante, "oltre che un atteggiamento in linea con l'etica professionale. Tutto questo non mi sembra che" venga esplicitato "in un provvedimento che si limita a dire stop, liberi tutti. Ribadisco che sono il primo a essere convinto della necessità di un atteggiamento meno rigido di quello assunto finora e che tenga davvero in considerazione i casi individuali e i livelli di protezione individuali". Galli infatti ammette che "in determinate situazioni possa essere accettato che ci siano persone" da non vaccinare, "con infezione documentata e anticorpi", "ma non mi sembra che riaprire tutto come se nulla fosse sia un'idea molto brillante". (segue) (Lus/Adnkronos Salute) 
 
Galli definisce invece "immorale che uno vada in ospedale, pensando di essere invincibile e intoccabile da tutte le malattie, e poi porti in corsia queste infezioni a pazienti in condizioni di salute precaria. Con tutta franchezza, la questione del dovere del personale sanitario di accedere alla sua attività in condizioni di sicurezza per i pazienti è ineludibile". Dopodiché, rimarca, "io stesso ho espresso un mio parere in più di un'occasione sul fatto che c'erano persone che oggettivamente non potevano o era opportuno che non si vaccinassero per loro problematiche fisiche e che invece sono finite inesorabilmente sospese, come fossero no vax". Sono quelle che Galli definisce "rigidità". "Se una persona ha avuto determinate patologie che hanno fatto seguito a Covid, non è certo che possa fare vaccini - elenca - se una persona ha avuto delle reazioni in corso di vaccino chiaramente non lo può fare o è meglio che non lo faccia. Il rapporto rischio-benefici in queste situazioni deve essere preso nella debita e legittima considerazione. E spesso non è accaduto. Probabilmente questo provvedimento sistemerà molte di queste situazioni, ma ne rimangono altre di persone senza alcuna protezione" per scelta individuale e ideologica "che sono poi magari nella condizione di dover essere immesse in corsia a contatto coi pazienti, a rischio e pericolo loro e dei pazienti". (Lus/Adnkronos Salute) 

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