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Rifiuti. Quarta commissione Fvg, sì al regolamento per impianti trattamento del verde

redazione·
Rifiuti. Quarta commissione Fvg, sì al regolamento per impianti trattamento del verde

Parere favorevole a maggioranza, con il voto contrario delle Opposizioni, da parte della IV Commissione consiliare, presieduta da Giuseppe Ghersinich (Lega), al nuovo regolamento per la concessione di contributi alle imprese che intendono realizzare impianti di trattamento dei rifiuti derivanti dalla manutenzione del verde, come previsto dalla legge regionale 19/2025. Il documento si riferisce a una linea contributiva che ha una dotazione finanziaria di 100mila euro per il 2026, con finanziamenti in regime de minimis e fino al 50% della spesa ammissibile, per la realizzazione di nuove strutture. Dal quadro della situazione è emerso che, stando ai dati del 2024, in Friuli Venezia Giulia ci sono 25 impianti per il trattamento degli scarti del verde, 7 di questi hanno una portata superiore alle 1.000 tonnellate, dove la capacità totale di trattamento potenziale è di 85mila. Il Fvg non porta fuori regione questo materiale, dal Veneto invece arrivano 36mila tonnellate. Stando alle previsioni, la nuova linea contributiva consentirà di finanziare 3-4 nuovi impianti. A dominare l'intera seduta della Commissione, è stato proprio il confronto sul parametro minimo delle 1.000 tonnellate annue di capacità di trattamento prescritto dal regolamento. Una soglia ritenuta da molti consiglieri, anche della Maggioranza, penalizzante per le piccole realtà artigiane del territorio.

"In questo modo si escludono dal provvedimento le realtà che hanno più difficoltà economiche, come i piccoli artigiani egiardinieri", ha spiegato Lucia Buna (Lega) che in legge di stabilità aveva presentato, assieme al collega Alberto Budai (Lega), un emendamento per introdurre i finanziamenti. "L'obiettivo - ha evidenziato lo stesso Budai - è fare in modo che, per le piccole realtà che in regione si occupano della manutenzione del verde, i residui non siano un rifiuto difficile da gestire, ma diventino materia prima. Il rischio è di trovarsi con uno o due nuovi impianti, invece che con dieci distribuiti su tutto il territorio". Buna ha quindi depositato delle osservazioni sul parametro minimo delle 1.000 tonnellate, che l'assessore regionale alla Difesa dell'ambiente, Fabio Scoccimarro, valuterà prima dell'approvazione definitiva del regolamento da parte della Giunta, spiegando comunque che tale limite "è dettato da un'attenzione ecologica ed è una scelta precauzionale, dal momento che per impianti così grandi è prevista la pavimentazione e un sistema di trattamento delle acque".

Compatte le Opposizioni nell'evidenziare le contraddizioni emerse durante i lavori della Commissione. "All'interno della Maggioranza ci sono diversità di impostazione su questo tema", ha attaccato Diego Moretti (Pd), chiedendosi per quale motivo "se c'è già la volontà della Giunta di modificare il regolamento, lo stesso non viene ritirato e poi ripresentato alla Commissione". Anche Marco Putto (Patto per l'Autonomia-Civica Fvg) ha definito "disordinato votare un regolamento con una semplice annotazione verbale, che in politica ha un valore pari a zero". "Il provvediento andava ritirato e approfondito prima del voto", secondo Furio Honsell (Open Sinistra Fvg), che ha aggiunto: "Stiamo discutendo il ruolo della Regione come un contributificio senza un ragionamento chiaro sull'interesse pubblico del nuovo finanziamento". Entrando nel merito del regolamento stesso, Massimiliano Pozzo (Pd) ha condiviso le sottolineature di Buna e Budai, ribadendo che "il mondo delle piccole imprese deve essere tenuto in debita considerazione". Sempre in casa dem, Andrea Carli si è focalizzato sul modello di impianto, chiedendo alla Giunta di "dichiarare qual è l'obiettivo strategico e capire se si intende concentrare le risorse su pochi grandi impianti o puntare su più strutture di piccole dimensioni".

Critiche anche da Serena Pellegrino (Avs), che ha messo in guardia dai rischi commerciali del settore: "Ci troviamo di fronte a un problema ecologico da risolvere, ma non possiamo attivare una filiera economica che finisca per importare verde da fuori regione". Sul tema dei rifiuti che fluttuano da una regione all'altra si è soffermato anche Nicola Conficoni (Pd), chiedendo poi "quante domande potranno essere accolte con i fond a disposizione".

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