Familiari delle Vittime,
Rappresentanti delle Associazioni degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati; del Comitato per i Martiri
delle Foibe, della Lega Nazionale, insignita da questa Amministrazione Comunale con l’onorificenza
della Civica Benemerenza, della Federazione Grigioverde, degli Alpini e di tutte le Associazioni
Combattentistiche e d’Arma,
Ministro per il Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani,
Governatore Del FVG, Massimiliano Fedriga,
Prefetto di Trieste, Pietro Signoriello,
Eccellenza Arcivescovo di Trieste, Monsignor Giampaolo Crepaldi,
Autorità Politiche, Militari e Religiose,
gentili Uffici del Comune di Trieste e dell’Assessorato alla Cultura, grazie per l’organizzazione della
cerimonia e per tutto il calendario di eventi collaterali
Signore e Signori,
Bentornati e grazie per essere qui, così numerosi e uniti a celebrare insieme il Giorno del Ricordo
dopo due anni di pandemia che ci ha costretto a limitare le presenze qui al monumento nazionale
della Foiba di Basovizza, ma non ci ha mai impedito di ricordare.
Con LA legge proposta dall’on. Roberto Menia, il Parlamento italiano il 30 marzo del 2004 ha
istituito il Giorno del Ricordo, dedicato ai martiri delle foibe e alle vittime dell’esodo Giuliano
Dalmata dal nostro confine orientale che, per le mire annessionistiche del boia Tito, ha costretto 350
mila italiani di Istria, Fiume e Dalmazia a fuggire dai propri averi, radici e affetti e diventare esuli
nel mondo per salvarsi la vita.
La retorica della memoria non deve essere un esercizio vano, un momento isolato e passeggero per
stare meglio con noi stessi, ma deve essere continuamente alimentata dalla luce della verità per
comprendere fino in fondo ciò che è accaduto in queste terre, ciò che è stato compiuto da parte dei
partigiani comunisti di Tito tra il settembre del 1943 ed il febbraio del 1947 e, addirittura, a guerra
finita.
In nome di una pulizia multietnica e politica in questa foiba ed in centinaia di altre furono gettate,
tra atroci sofferenze e torture, decine e decine di migliaia tra italiani, sloveni, croati e serbi. E’ stato
l’olocausto delle foibe che si misura in metri cubi di cadaveri e dove tanti resti, ancora senza nome,
continuano ad essere scoperti in queste voragini.
Da Fiume a Cattaro gli italiani dovettero scappare. Si fuggiva per la paura di morire nelle foibe, per
il rifiuto del comunismo come ideologia totalitaria e per la paura del nazionale comunismo di Tito.
Si fuggiva per la sola colpa di essere italiani, perché il maresciallo Tito soffocava con la violenza
ogni altra identità nazionale.
L’eccidio degli italiani della Venezia Giulia, Istria e Dalmazia è stato il più grande e atroce dopo
l’Unità d’Italia.
Se Tito ed i suoi uomini hanno le mani sporche del sangue di donne, uomini, bambini innocenti non
meno responsabilità è da attribuire al silenzio complice e vigliacco di Stati, Governi e politici che
con i Trattati di Pace e la ridistribuzione dei confini sono stati i principali protagonisti di
quell’esodo di massa. In quegli anni Palmiro Togliatti scrisse: “Quanta più parte dell’Italia diventerà
Jugoslavia, più parte dell’Italia sarà libera”.
Per gli esuli l’Italia fu madre e matrigna. I comunisti non li accolsero bene, alla stazione di Bologna
gli attivisti di sinistra si rifiutavano addirittura di offrire loro dell’acqua. Venivano accusati di essere
dei pericolosi fascisti quando erano solo persone, famiglie, connazionali in fuga.
Appena 19 anni fa con l’istituzione di questa giornata si è iniziato a riportare alla luce anche l’altra
metà della memoria, dopo che per decenni queste vicende del confine orientale sono state escluse
dai programmi scolastici nelle scuole italiane.
La verità, lenta, ma inesorabile, ritrova sempre la sua voce e molte cose sono e continuano a
cambiare. I rigurgiti negazionisti, anno dopo anni, si stanno soffocando ed i gesti simbolici e
concreti di pacificazione germogliano continuamente.
Il 3 novembre del 1991 il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga si è inginocchiato davanti
a questo monumento nazionale per rendere omaggio e riconoscere le responsabilità italiane nei
confronti dei martiri delle foibe.
Nel luglio del 2020, un leader dell’ex Jugoslavia, nella persona di Borut Pahor e nella carica di
Presidente della Repubblica di Slovena è venuto qui e, mano nella mano, al nostro Presidente
Sergio Mattarella hanno onorato anche questi nostri martiri italiani e suggellato un lungo processo
di ricucitura nel nome della prospettiva europea. La volontà di fare luce su questi crimini da parte
della Slovenia è un fatto concreto e tangibile grazie all’importante lavoro che sta portando avanti la
Commissione Governativa che indaga sui crimini titini e sta denunciando al Mondo la riesumazione
di centinaia di migliaia di vittime buttate nelle foibe ed in fosse comuni.
L’Europa, il Mondo riconoscono oggi la tragedia delle foibe e dell’esodo. Anche una risoluzione del
2019 del Parlamento Europeo ha equiparato i crimini dei regimi comunisti a quelli del nazismo.
A Trieste, l’Amministrazione comunale che ho il piacere di guidare per la quarta volta e che nei
miei precedenti mandati ha ridato i giusti onori a questo luogo e realizzato il centro di
documentazione a ricordo delle vittime titine, ha anche istituito il 12 giugno quale giornata per le
celebrazioni della liberazioni dalle truppe di Tito che hanno gettato la città nel terrore e nel sangue
nei 40 giorni di occupazione.
Un altro importante ed apprezzato gesto è arrivato anche dalle autorità croate sia con il ritrovamento
del Sindaco di Fiume Riccardo Gigante, fatto sparire dalle milizie di Tito nel maggio del ’45 e
ritrovato in una foiba nel 2018, che con l’autorizzazione a traslare i suoi resti al Vittoriale al fianco
di Gabriele d’Annunzio. Furono 650 i fiumani infoibati da Tito, tra loro moltissimi antifascisti di
sentimenti italiani, ma anche molti croati anticomunisti.
Come vedete la strada della pacificazione sta generando dei buoni risultati ed anche se è impossibile
ed impensabile pervenire ad una memoria condivisa, ciò che, insieme, possiamo ottenere è una
memoria riconosciuta dove, a distanza di 70/80 anni, ogni comunità sappia riconoscere i torti
inflitti, le sofferenze patite e le ragioni degli altri.
Quello che auspico è che sempre più ci sia il riconoscimento da parte dei leader dei diversi Paesi
europei, un tempo Jugoslavia, delle violenze, torture e crimini perpetrati da Tito come la strage
impunita di Vergarolla, le centinaia di omicidi sommari come quello di Don Bonifacio, la tragica
vicenda della povera Norma Cossetto prelevata dai militari titini per essere legata ad un tavolo e
violentata per ore da diciassette bestie, che poi l’hanno gettata in una foiba con i seni pugnalai ed i
polsi legati con il filo di ferro.
Ora che la luce della verità ha squarciato il vile e oscuro silenzio. Ora che l’Italia conosce e ricorda
questi drammi della storia volutamente tenuti nascosti per troppo tempo. Ora che sono chiare le
responsabilità. Ora che il processo per arrivare ad una memoria riconosciuta, grazie alla verità si sta
compiendo.
Ora che la nazione ed i tempi sono maturi, chiedo una volta per tutte che venga ridata la doverosa
dignità ai nostri esuli e salutati in pace i nostri infoibati, togliendo al boia Tito la massima
onorificenza di Cavaliere di Gran Croce della nostra Nazione che gli è stata attribuita nel 1969,
rimediando con i fatti ad una vergogna dello Stato italiano.
Onore ai martiri delle foibe.
Viva la Repubblica Italiana.
Viva Trieste.
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