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DDL 90, audizioni in V Comm: "Sì alla riforma, ma nodi aperti"

redazione·
DDL 90, audizioni in V Comm: "Sì alla riforma, ma nodi aperti"

Un giudizio nel complesso favorevole sull'impianto della riforma del governo del territorio, accompagnato, però, dalla richiesta di rendere più chiari alcuni passaggi della legge, rafforzare gli strumenti per la rigenerazione urbana e il contenimento del consumo di suolo, definire meglio competenze e rapporti tra i diversi livelli di pianificazione e garantire un'effettiva semplificazione delle procedure.


È il quadro emerso dalle audizioni sul ddl 90 "Riforma del governo del territorio", svoltesi in IV Commissione consiliare, presieduta da Giuseppe Ghersinich (Lega), durante le quali associazioni, ordini professionali ed enti locali hanno condiviso numerosi obiettivi della riforma, facendo però emergere anche alcuni nodi cruciali del disegno di legge.


Dal Consiglio delle autonomie locali è arrivata una valutazione positiva, insieme alla richiesta "di mantenere adeguati margini di flessibilità per i Comuni, chiarire competenze e funzionamento dei Sistemi territoriali locali (Stl) e delle aree porto-città e rendere meno gravose alcune procedure, soprattutto per gli enti di minori dimensioni".


Anche l'Istituto nazionale di urbanistica (Inu) ha condiviso gli obiettivi della riforma, chiedendo però "principi più chiari nella legge e una visione strategica del Piano di governo del territorio (Pgt) proiettata fino al 2050".


"Bene la distribuzione delle competenze tra Regione, enti intermedi e Comuni, insieme all'attenzione per il recupero degli edifici esistenti e per l'adattamento ai cambiamenti climatici", è stato il giudizio delle Ater di Udine e Pordenone, che hanno apprezzato anche "la centralità attribuita all'edilizia residenziale pubblica e agli interventi di riqualificazione".


Dagli Ordini professionali è arrivata soprattutto la richiesta di "accompagnare la riforma con una semplificazione reale delle procedure". L'Ordine degli ingegneri di Udine esprimendo "apprezzamento per gli Stl e per il ritorno delle Province nella pianificazione di area vasta", ha sollecitato "attenzione alla fase transitoria e alla presenza di strutture tecniche adeguate".


Sulla stessa linea la Federazione regionale degli architetti, favorevole al nuovo livello intermedio di pianificazione, ma con la richiesta di "definirne con maggiore precisione competenze, strumenti e rapporti con Regione e Comuni".


Gli Ordini dei geometri di Trieste, Gorizia, Udine e Pordenone hanno invece richiamato la necessità di "tutelare il policentrismo regionale e prevenire il degrado urbano, evitando che servizi, funzioni e investimenti si concentrino nei centri maggiori, a discapito dei piccoli Comuni".


Valutazione positiva anche dall'Autorità portuale del mare Adriatico orientale, che ha "apprezzato l'impianto organico della riforma e l'obiettivo di modernizzare i processi di governo del territorio, con particolare riferimento ai rapporti porto-città, ai piani territoriali infraregionali e agli accordi di programma con valenza urbanistica".


Dal Consorzio per lo sviluppo economico locale dell'area giuliana è arrivata invece la richiesta "di rendere più automatico il recepimento delle indicazioni regionali nei piani di competenza dei Consorzi, riducendo passaggi procedurali ritenuti ridondanti".


Sul fronte ambientale, più interventi hanno infine richiamato la necessità di mantenere espliciti nella legge gli obiettivi di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, rafforzare le infrastrutture verdi e blu e integrare maggiormente nella pianificazione resilienza, mobilità, logistica e fonti energetiche rinnovabili.


Al centro delle osservazioni degli auditi soprattutto due articoli: l'articolo 11 dedicato al rapporto tra Piano di governo del territorio e Piano paesaggistico regionale (Ppr), e l'articolo 5, relativo al consumo di suolo.


Sul primo fronte, la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio del Fvg ha ricordato che "il Ppr ha valore prevalente rispetto alla pianificazione urbanistica", chiedendo regole "più chiare per le varianti ai piani comunali, soprattutto nelle aree vincolate". Richiesto inoltre di "evitare sovrapposizioni tra i diversi strumenti regionali su reti ecologiche, sistema verde-blu e mobilità ciclopedonale".


Ancora più esplicito il Wwf Fvg, che ha chiesto una riformulazione dell'articolo 11. Secondo l'associazione, definire "Pgt e Ppr come strumenti distinti ma complementari potrebbe lasciare spazio a interpretazioni non chiare sulla loro gerarchia. La legge dovrebbe precisare senza ambiguità che è il Piano di governo del territorio a doversi adeguare al Piano paesaggistico regionale e non viceversa, anche per evitare possibili contestazioni o rischi di impugnazione".


In merito all'articolo 5 tra le posizioni più critiche, quella dell'associazione ambientalista Rosmann, che ha chiesto una modifica "per evitare che le aree già indicate come edificabili nei vecchi piani regolatori, ma mai utilizzate, continuino a essere considerate tali senza incidere sul nuovo consumo di suolo". Contestate anche le deroghe "troppo ampie" per nuovi insediamenti industriali e opere pubbliche. L'associazione ha inoltre proposto "un censimento di tutti gli immobili sfitti per privilegiare recupero e riuso rispetto a nuove edificazioni su aree agricole o naturali".


Sulla stessa linea la Federazione regionale dell'Ordine degli architetti, che ha chiesto "criteri più rigorosi e misurabili e una verifica delle vecchie previsioni edificatorie mai attuate".


Di segno in parte diverso la proposta dell'Ordine dei geometri, che ha chiesto di "estendere anche all'edilizia privata convenzionata a prezzo calmierato la deroga al consumo di suolo prevista per l'edilizia residenziale pubblica".


"Le audizioni hanno confermato l'importanza del confronto per migliorare una riforma che avrà effetti concreti sui cittadini - ha commentato durante il dibattito Serena Pellegrino (Avs) -. Ora servono proposte emendative puntuali, a partire dall'articolo 11", è stato il suo commento.


A chiudere il confronto è stata l'assessore regionale alle Infrastrutture e Territorio, Cristina Amirante, che ha rivendicato il percorso partecipato della riforma e anticipato alcuni degli emendamenti approvati nei giorni scorsi dalla Giunta regionale e che dovranno ora passare al vaglio della IV Commissione tra cui "un emendamento per chiarire meglio il coordinamento tra i diversi livelli di pianificazione".

ACON/SM-aa

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