Bordin: «Onorare le vittime significa riaffermare dignità, libertà e democrazia»

"Oggi non celebriamo soltanto una ricorrenza, ma riconosciamo una ferita della nostra storia che continua a interrogare la coscienza della nostra comunità". Lo ha affermato il presidente del Consiglio regionale, Mauro Bordin, in apertura di seduta d'Aula dedicata al Giorno del Ricordo che si celebra ogni anno dal 2005 (legge 92 del 30 marzo 2004) per non dimenticare i massacri delle foibe e l'esodo giuliano-dalmata. "In Friuli Venezia Giulia - ha detto Bordin - il Giorno del Ricordo non è un atto formale, ma parte dell'identità civile. È memoria concreta, che vive nelle famiglie, nei racconti tramandati, nei luoghi che custodiscono ancora il peso degli eventi. In questa terra di confine, la storia non è mai stata distante: ha inciso nelle vite, ha cambiato i destini, ha imposto scelte dolorose. L'esodo giuliano-dalmata e la tragedia delle foibe rappresentano una frattura profonda del Novecento italiano. Le violenze, le esecuzioni, le sparizioni nelle cavità carsiche colpirono le persone in quanto italiane. Ricordare significa restituire dignità a quelle vittime e affermare che nessuna violenza può essere giustificata o ridotta a conseguenza inevitabile della storia". "La memoria è un dovere pubblico. È l'antidoto contro ogni forma di negazionismo o di distorsione ideologica. Quando ci raccogliamo alla foiba di Basovizza, il silenzio che avvolge quel luogo è più eloquente di qualsiasi discorso, chiede rispetto, responsabilità e verità. Per questo quanto accaduto a Cividale assume un significato che non possiamo minimizzare: colpire il simbolo dedicato a Norma Cossetto non è un gesto che si può archiviare come una bravata. È il tentativo di colpire un simbolo della memoria nazionale. È un'offesa rivolta alle vittime e alle loro famiglie", ha aggiunto il presidente, a detta del quale "non possiamo accettare mai che la memoria venga intimidita e la violenza banalizzata". "Se accadono ancora simili episodi - ha sottolineato Bordin -significa che il nostro compito non è concluso. Dobbiamo rafforzare l'impegno educativo, culturale e istituzionale. Dobbiamo promuovere uno studio rigoroso della storia, libero da strumentalizzazioni e capace di riconoscere le sofferenze senza gerarchie ideologiche". "Onorare chi perse la vita nelle foibe, chi conobbe l'esilio, chi dovette ricominciare da zero lontano dalla propria terra, significa riaffermare i principi su cui si fonda la nostra Repubblica: la dignità della persona, la libertà, la democrazia", ha concluso.
ACON/RCM
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