"Non posso che ritenermi d'accordo con l’esito della VIA nazionale nei confronti quello che ho sempre ritenuto un progetto inadeguato al nostro tempo, alla concezione di ambiente e alla consapevolezza dei rischi di una centrale nucleare a fissione degli anni '80, costruita sopra un’area a medio-alto rischio sismico, per non parlare poi dello smaltimento dello scorie.
Ragioniamo invece sui prototipi del nucleare pulito, quello delle “mini-centrali” da 300 MW che sono in fase di sperimentazione in USA, Inghilterra, Cina e Giappone. L'Italia forte delle sue tradizioni ed eccellenze dovrebbe investire sulla ricerca e sviluppo della “fusione” nucleare. Quella dei fenomeni naturali del sole e delle stelle."
A riferirlo l'assessore Regionale Fabio Scoccimarro.
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"La decisione di dare l'alt alla centrale di Krsko era auspicata e attesa, anche alla luce di qualificati pareri scientifici. Troppe volte abbiamo dovuto preoccuparci per la sicurezza di quell'impianto per poterne accettare serenamente il raddoppio. E sia chiaro che questa posizione non ha nulla di ideologico, ma si nutre di analisi approfondite e di un diffuso buon senso. Sappiamo di aver bisogno di fonti alternative a quelle fossili, soprattutto dopo le decisioni sugli approvvigionamenti dalla Russia, ma questo deve essere incentivo a progredire non a tornare indietro. Guardiamo all'idrogeno, alle rinnovabili, prosegua la ricerca per l'energia pulita da fusione ma no a superati e rischiosi impianti nucleari". Così la presidente del gruppo Pd alla Camera Debora Serracchiani accoglie il parere negativo della commissione VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) nazionale all'estensione del ciclo di vita dal 2023 al 2043 per la centrale nucleare di Krsko in Slovenia.
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"Il no della Commissione Via nazionale sul prolungamento della vita della centrale nucleare slovena di Krško fino al 2043 è una decisione lucida e condivisibile e, anche se non avrà per la Slovenia implicazioni formali, é un segnale importante che avvalora le criticità sollevate dagli esperti che hanno accertato che il sito di Krško, non è adatto a una centrale nucleare, proprio per il forte rischio sismico dovuto alla prossimità del sito a ben tre faglie attive e ai sistemi di sicurezza inadeguati di una centrale realizzata a soli 200 chilometri dal nostro confine” così in una nota la deputata di Trieste Sabrina De Carlo commentando la notizia del parere negativo nell’ambito della Via transfrontaliera per l’estensione del ciclo di vita dal 2023 al 2043 per la centrale nucleare di Krško.
“Il problema della crisi energetica dovuta alla guerra Russo-Ucraina ed il conseguente rincaro dei prezzi delle bollette - spiega De Carlo - è all’ordine del giorno dell’agenda delle istituzioni nazionali, con l’obiettivo di trovare una risoluzione quanto più celermente possibile ma, come da sempre evidenziato dal MoVimento 5 Stelle, questa non può coincidere con il nucleare perché, come dimostra la guerra scatenata dalla Russia in Ucraina, significa continuare a scegliere una fonte che espone continuamente i cittadini a grandi rischi, e che oltretutto produce scorie pericolosissime e difficili da smaltire.”
“Auspico che questa decisione solleciti anche a livello europeo un cambio di rotta lungimirante e attento, che guardi con decisione e convinzione a una transizione ecologica ed energetica, basata sulle ecoenergie, quelle derivanti da sole, vento e acqua, non certo a soluzioni che stanno mostrando, seppure con modalità diverse, tutta la loro inefficacia e pericolosità, per la salute delle persone e per l'ambiente.” Spiega De Carlo.
“Investire su rinnovabili, innovazione e tecnologie per l'accumulo - aggiunge De Carlo che conclude - realizzando in Italia e in Europa le filiere produttive correlate, è l'unico investimento davvero produttivo e sostenibile di cui abbiamo bisogno.”
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Esprime soddisfazione il capogruppo del Patto per l’Autonomia Massimo Moretuzzo alla notizia che la Commissione VIA – Valutazione di Impatto Ambientale italiana ha dato parere negativo, nell’ambito della VIA transfrontaliera, per il prolungamento del ciclo di vita della centrale nucleare slovena di Krško dal 2023 al 2043. Una presa di posizione importante, ma che non mette ancora il punto alla questione. Il pronunciamento, infatti, non ha implicazioni formali per la Slovenia, che continua a ragionare sul possibile raddoppio della centrale. In questo senso, il Gruppo Consiliare del Patto per l’Autonomia – che più volte in aula ha invitato le istituzioni statali e locali ad avviare tutte le azioni necessarie affinché le centrali nucleari non rappresentino una minaccia per la sicurezza delle comunità – continuerà a «monitorare una situazione che rischia di avere conseguenze pesantissime per la nostra regione a causa di molteplici elementi di criticità: dall’elevato rischio sismico, poiché l’impianto si trova su faglie attive, alla gestione delle scorie radioattive della centrale, attualmente depositate in una piscina nell’area della centrale», afferma il capogruppo Moretuzzo. .