Trieste, Dambrosi dopo “Fuori dal Coro”: «Rotta balcanica, dove sono finite le donne?»

Il reportage di “Fuori dal Coro” dedicato alla rotta balcanica, partito da Trieste e arrivato fino in Bosnia, apre un nuovo fronte di riflessione in città. A intervenire è Roberta Dambrosi, consigliera della V Circoscrizione, che prende spunto soprattutto da uno dei passaggi più delicati della trasmissione andata in onda domenica sera: la testimonianza anonima secondo la quale, in alcuni casi, chi non dispone del denaro necessario per affrontare il viaggio potrebbe ricorrere ad altre forme di pagamento, arrivando, secondo quanto sostenuto dalla fonte televisiva, al coinvolgimento di figlie o sorelle anche molto giovani. Si tratta, come già evidenziato nell'articolo di Trieste Cafe, di affermazioni attribuite a una fonte anonima e non accompagnate nel servizio da elementi indipendenti che consentano di verificarle. Trieste Cafe
È proprio da qui che Dambrosi sviluppa una riflessione più ampia, ponendo una domanda che, spiega, si era fatta da tempo osservando il fenomeno migratorio a Trieste: dove sono le donne?
«Da tempo mi sono chiesta dove fossero le donne»
«Da tempo mi sono chiesta dove fossero le donne. Dove fossero le ragazze», scrive Dambrosi.
La consigliera osserva come nelle piazze, nei luoghi dove vengono distribuiti pasti e tra le persone arrivate attraverso la rotta balcanica abbia notato soprattutto uomini.
Una constatazione dalla quale era nata una domanda: perché, tra i minori stranieri non accompagnati, si incontrano quasi esclusivamente ragazzi?
Dambrosi racconta di aver cercato in passato una spiegazione e di essersi sentita rispondere che le ragazze non avrebbero la forza necessaria per affrontare tutti quei chilometri.
Una risposta che, ammette, le era sembrata «a suo modo plausibile».
Poi è arrivato il servizio televisivo.
Il passaggio di “Fuori dal Coro” che cambia la prospettiva
Nel reportage trasmesso domenica sera, una fonte rimasta anonima per timore di ritorsioni ha sostenuto che il viaggio dal Pakistan o dall'Afghanistan verso l'Italia potrebbe arrivare a costare 15-20mila dollari. La stessa persona, interrogata su come possa affrontare una simile spesa chi non dispone del denaro, ha formulato dichiarazioni molto gravi relative anche a figlie e sorelle. Trieste Cafe
Nel servizio viene inoltre fatto riferimento a ragazze di appena 10 o 11 anni. È fondamentale ribadire che si tratta della testimonianza resa da una fonte anonima alla trasmissione e che dal materiale televisivo riportato non emergono riscontri indipendenti capaci di accertare queste specifiche affermazioni. Trieste Cafe
È tuttavia proprio questa testimonianza ad aver colpito Dambrosi.
«Una risposta che, a suo modo, sembrava plausibile. Ma ieri sera, guardando il servizio di “Fuori dal Coro” dedicato alla Rotta Balcanica, quella spiegazione mi è tornata alla mente con un significato completamente diverso».
Dambrosi: «Se non ho soldi, ma ho una figlia o una sorella, la vendo»
La consigliera riprende quindi il passaggio che più l'ha impressionata, attribuendolo chiaramente alla testimonianza raccolta dal programma.
«Nel servizio è stata riportata una testimonianza, una frase difficile persino da pronunciare: “Se non ho soldi, ma ho una figlia o una sorella, la vendo”».
Ed è a quel punto che la domanda iniziale cambia completamente prospettiva.
«Sono quelle due parole ad avermi colpita più di tutto».
Per Dambrosi non si tratta più soltanto di domandarsi dove siano le donne che non si vedono arrivare a Trieste.
«La domanda diventa: quali donne non hanno mai avuto la possibilità di partire?»
«Perché improvvisamente la domanda non è più soltanto dove siano le donne. La domanda diventa: quali donne non hanno mai avuto la possibilità di partire?».
È questo il cuore dell'intervento della consigliera.
Dambrosi distingue infatti tra la possibilità per un uomo di affrontare il viaggio, anche mettendo in conto rischi estremamente elevati, e quella di una donna che, in determinati contesti familiari, economici o culturali, potrebbe non avere «la stessa possibilità di scelta».
Da qui una seconda riflessione: l'assenza delle donne lungo alcune tappe visibili della rotta non dovrebbe necessariamente portare a dimenticarle.
«Vediamo gli uomini che arrivano, vediamo i ragazzi»
Dambrosi porta quindi il ragionamento direttamente a Trieste.
«Vediamo gli uomini che arrivano. Vediamo i ragazzi. Ma rischiamo di non vedere le donne che, per ragioni familiari, economiche, culturali o di violenza, non hanno avuto la stessa possibilità di scelta».
Secondo la consigliera, ciò che non appare immediatamente davanti agli occhi rischia di scomparire anche dal dibattito.
Il suo intervento non si limita però alla testimonianza trasmessa da “Fuori dal Coro”. Dambrosi sposta infatti l'attenzione anche sul modo in cui la città affronta concretamente l'arrivo delle persone.
Accoglienza e domande, secondo Dambrosi possono convivere
La consigliera sottolinea che chi arriva a Trieste incontra «una rete di solidarietà, assistenza e accoglienza».
Ma aggiunge immediatamente un altro concetto: «Donne e uomini che offrono cibo, vestiti, cure, ascolto e aiuto. La solidarietà non può significare smettere di fare domande».
Per Dambrosi, dunque, accogliere una persona e interrogarsi sulle condizioni che l'hanno portata fin qui non rappresentano due atteggiamenti incompatibili.
«Possiamo accogliere una persona e, contemporaneamente, interrogarci sulla condizione delle donne nella società da cui quella persona proviene».
«Possiamo rifiutare ogni forma di disumanizzazione»
Nel suo intervento Dambrosi mette anche un confine preciso alla riflessione.
La consigliera sostiene che interrogarsi sulle condizioni delle donne non debba trasformarsi in una generalizzazione nei confronti di chi arriva.
«Possiamo rifiutare ogni forma di disumanizzazione senza per questo ignorare le disuguaglianze, le violenze e le strutture familiari o sociali che possono rendere una donna più vulnerabile di un uomo».
Una posizione che cerca quindi di tenere insieme due aspetti: l'attenzione alle persone che raggiungono Trieste e quella per chi potrebbe invece rimanere indietro.
«Forse dovremmo chiederci perché non arrivano»
La conclusione di Dambrosi torna alla domanda iniziale, ma la rovescia.
«Perché forse la domanda iniziale, “Dove sono le donne?”, è quella sbagliata. Forse dovremmo chiederci: “Perché non arrivano?”. E soprattutto: “Che cosa è accaduto loro prima che noi potessimo vederle?”».
Dambrosi precisa infine che si tratta di domande, non di risposte definitive.
«Sono domande difficili. Non hanno risposte semplici e certamente non possono essere risolte attraverso una singola testimonianza televisiva».
Una precisazione particolarmente rilevante considerando la gravità delle dichiarazioni mandate in onda: il reportage di “Fuori dal Coro” ha raccolto il racconto di una fonte anonima, ma non ha fornito, nel materiale riportato, una verifica indipendente delle specifiche affermazioni relative alla vendita di figlie o sorelle. Trieste Cafe
Per Dambrosi, però, quella testimonianza è diventata il punto di partenza per porre un interrogativo più ampio sulla componente femminile della rotta balcanica e sulle donne che, a differenza degli uomini e dei ragazzi visibili nelle strade di Trieste, potrebbero non essere mai riuscite a partire.
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