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Politica

Varco IV, appello anti-armi: «Da qui si costruiscono guerre di domani», allarme Primavera Triestina

Luca Marsi·
Varco IV, appello anti-armi: «Da qui si costruiscono guerre di domani», allarme Primavera Triestina

Al presidio ancora in corso presso il Varco IV del porto, un esponente di Primavera Triestina ha preso la parola con un intervento carico di denunce, preoccupazioni geopolitiche e un invito esplicito alla mobilitazione cittadina. Di fronte alla folla l’oratore ha collegato la presenza militare in rada alla crescita di piani strategici che, a suo dire, trasformerebbero Trieste in uno snodo militare decisivo per future operazioni.

La portaerei come simbolo
«Guardate là», ha esordito indicando l’imbarcazione in rada, «quella è la portaerei Cavour». La nave è stata assunta come emblema di un processo ben più vasto: la città — ha sostenuto il relatore — sarebbe inserita in piani strategici internazionali (IMEC, TRIMARIUM e iniziative simili) che mirano a fare di Trieste un hub logistico e militare. La presenza dei mezzi navali è, nelle parole dell’esponente, la prova tangibile di scelte politiche e militari che condurranno «alla costruzione delle guerre di domani».

Dai blindati ai passaggi di armamenti: la denuncia
Il riferimento si è esteso ai materiali transitati sul territorio: «Abbiamo visto blindati destinati all’estero passare dalla nostra area; Villa Opicina è una delle vie», ha ricordato il portavoce, per sottolineare come la rete logistica locale sia già coinvolta in movimenti di armamenti. Il rischio evocato è quello di una progressiva militarizzazione del porto e del territorio, finalizzata a proteggere interessi energetici e commerciali esterni.

Interessi economici e conflitti
L’intervento ha poi collegato la geopolitica alle risorse: «Al largo di Gaza c’è il gas», ha affermato, citando la presenza di compagnie attive nella regione, e ha denunciato un intreccio tra interessi energetici, investimento economico e ruolo delle forze armate. In questo quadro, la marina e le sua navi vengono descritte come «strumento» di protezione di interessi capitalistici e imperialistici.

Appello alla città e ai portuali
Il discorso ha assunto toni mobilitativi: Trieste — ha ricordato l’oratore — è «città di lotte» e deve tornare a esserlo fino in fondo. L’appello più concreto è rivolto ai lavoratori del porto: «Dobbiamo riuscire a coinvolgere i portuali che in massa ancora non ci sono qui», ha detto, auspicando un’adesione ampia e prolungata per «bloccare» ciò che è stato definito un piano di guerra. La mobilitazione, spiegava, dovrà essere «anti-imperialista, indipendente e popolare», non strumentale a fazioni o interessi esterni.

Allarme per i fronti multipli
Pur riconoscendo la drammaticità del fronte palestinese, il relatore ha esteso la visione: «Non dimentichiamo gli altri fronti — ha ammonito — Ucraina, Libia, Yemen, Iran: la logica del riarmo interessa molti teatri». L’invito è alla solidarietà ampia, ma con una chiara matrice anti-riarmo e anti-interventista: «Se si continua così, domani a morire potrebbero essere i figli dei nostri concittadini», è stata la punta di una retorica che intende trasformare l’allarme geopolitico in partecipazione locale.

Chiusura e richiamo all’identità cittadina
L’intervento si è concluso con un richiamo all’identità storica di Trieste: «Trieste è per natura e spirito una città libera — ha affermato —, se sapremo unirci potremo far sentire la nostra voce». L’appello è rimasto quello di una mobilitazione prolungata e articolata, capace di mettere in discussione scelte strategiche e di porre il porto al centro di una battaglia civile.

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