“Un Paese alla rovescia”: Cobas Trieste in piazza per il 1° Maggio tra licenziamenti, salari e diritti

Una conferenza stampa d’impatto quella convocata dai Cobas di Trieste davanti allo stabilimento Adriatronics (ex Telettra, ex Alcatel, ex Lucent, ex Flex), simbolo – secondo il sindacato – di un sistema industriale in crisi e di un modello politico-economico che premia la speculazione e punisce chi difende il lavoro.
Il caso Adriatronics: 200 esuberi e un futuro incerto
Al centro dell’incontro, il destino dell’impianto triestino. Dopo la perdita del principale – e unico – cliente Nokia, l’azienda è ora in mano a un fondo di investimento tedesco, che – come dichiarato dagli stessi vertici – riceve 20 milioni di euro da Flex per la gestione degli esuberi. Una strategia che, per i Cobas, si traduce nella probabile chiusura dello stabilimento, con la cancellazione definitiva di un’esperienza industriale iniziata a Milano nel 1946 e radicatasi a Trieste dagli anni ’70.
Un contesto senza strumenti di tutela reale
Secondo i Cobas, l’impotenza delle istituzioni e l’assenza di vere contromisure legislative rendono impossibile difendere concretamente i lavoratori: “A parte le minacce del Ministero, non esiste nessuna leva reale contro queste speculazioni”. E mentre i “distruttori di lavoro” escono sorridenti dalle trattative, arriva il DL 48 (ex 1660) che – denunciano – punisce il dissenso con pene fino a 12 anni di carcere per chi protesta per difendere il proprio posto.
Le rivendicazioni del corteo del Primo Maggio
La manifestazione di mercoledì 1° maggio toccherà anche altri punti cruciali:
- Salari: i rinnovi contrattuali non coprono neanche la metà del potere d’acquisto perso per l’inflazione, portando i lavoratori italiani agli ultimi posti in Europa.
- Servizi pubblici: lo smantellamento progressivo dello stato sociale costringe i cittadini a rivolgersi ai privati, se possono permetterselo, o a rinunciare a cure e assistenza.
- Riarmo e guerra: l’Italia – secondo Cobas – si avvia verso un’economia di guerra, con conseguenze già viste nella storia: povertà, crisi economica, perdita di diritti.
- Genocidio in Palestina: un tema che sarà fortemente presente nel corteo, con una dura condanna delle istituzioni internazionali che – secondo il sindacato – “balbettano scuse cui non credono neanche loro”.
“Costruire un’Italia diversa”
La visione alternativa proposta dai Cobas è chiara: un’Italia del lavoro, della pace e della solidarietà, in cui il centro dell’agire politico non sia il capitale, ma le lavoratrici e i lavoratori. Una giornata, quella del 1° maggio, per ribadire questa richiesta e accendere i riflettori su un sistema – denunciano – “alla rovescia”, dove chi distrugge il lavoro viene premiato, e chi lo difende viene criminalizzato.
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